Erica Jong: «Io, lottatrice appassionata con umorismo»

Lunedì 13 Maggio 2019 di Anna Guaita
Pochi autori possono vantarsi di aver scritto un romanzo che ha influenzato un'intera generazione e che dopo decenni continua a essere attualissimo, anzi a vivere una nuova giovinezza. Non è un caso che Erica Jong sia considerata un mito della letteratura e del femminismo. L'autrice di quella pietra miliare della liberazione femminile che è stato Paura di Volare ha oggi 77 anni e continua ad avere la stessa energia creativa che la catapultò sul palcoscenico mondiale negli anni Settanta. In questi mesi attraversa gli Stati Uniti in lungo e in largo per presentare il suo ultimo libro, una raccolta di poesie che confessa di «amare molto», The World Began with Yes (in Italia esce in giugno, presso Bompiani, con la traduzione di Giovanna Granato). Il Messaggero ha raggiunto Erica Jong fra un viaggio e l'altro, per una conversazione sulla donna e la diversità di genere.

A suo giudizio quali sono stati i maggiori successi e i passi indietro compiuti dalle donne negli ultimi 30 anni?
«Il nostro maggior successo è stato nel campo dell'istruzione. Ora abbiamo più donne laureate che non uomini. Ma le loro opportunità non sono pari a quelle degli uomini con lo stesso grado di istruzione. Abbiamo più donne dottori e avvocati, più donne docenti universitarie, e nonostante ciò in questi campi i cordoni della borsa sono ancora nelle mani degli uomini».



Lei pensa che le giovani di oggi siano consapevoli e siano coinvolte nella lotta per l'eguaglianza, come la sua generazione?
«Ah sì! Penso che siano molto consapevoli del modo in cui le donne sono maltrattate e sminuite».

Dopo la sconfitta della Clinton nel 2016, ci sono speranze che una donna venga eletta? Gli Stati uniti sono pronti per una donna presidente?
«La gente è molto spaventata di dare la nomina a una donna dopo il modo in cui il Hillary Clinton è stata calunniata. Sfortunatamente in cima ai sondaggi attualmente ci sono tutti uomini, ma spero che questo cambierà con il passare dei mesi».

Il movimento #MeToo ha aiutato le donne?
«#MeToo è stato un campanello d'allarme ma non è un programma di cambiamento. Avevamo bisogno di campanelli d'allarme ma non possiamo confondere questo risveglio con una trasformazione reale e concreta. Il primo passo verso il cambiamento è capire, il passo seguente è di formare un piano concreto, ma questo secondo passo è molto più lento. Sfortunatamente c'è la tendenza a confondere il risveglio con il cambiamento».

Il New York Times ha scritto: «Le donne americane in età da lavoro sono più istruite che mai. Ma proprio quelle con titoli di studio più alti devono affrontare il più grande divario di genere, sia nella retribuzione che nelle promozioni». Lei pensa che ci voglia una specifica legislazione per colmare un'ineguaglianza così radicata?
«Da lungo tempo penso che nulla cambierà se non stabiliamo per legge che ai vertici si deve avere una certa percentuale di donne. Se studiamo il modo in cui le donne sono tornate a casa dopo la Seconda Guerra Mondiale vedrete che i progressi delle donne possono essere facilmente fermati e respinti. La stessa cosa è successa dopo che le donne hanno ottenuto il diritto di voto. Nella storia del femminismo abbiamo visto un movimento a zig-zag. È molto difficile cambiare la percezione che abbiamo del genere. Dobbiamo essere combattive e instancabili nell'insistere che le donne hanno bisogno di tutte le stesse libertà di cui gli uomini godono».

E lei, è cambiata molto, si sente migliore, o diversa rispetto alla giovane che scrisse Paura di volare?
«Spero di essere più saggia. Spero di essere più divertente. Ho sempre saputo che non si può sopravvivere a meno che non si guardi alla vita con un senso dell'umorismo».

Ma come descriverebbe se stessa?
«Sono una femminista appassionata. Ma ho anche un senso dell'umorismo che mi salva la vita. Ho molta energia e molte passioni e non mi arrendo mai».

E c'è qualcosa di cui ha paura?
«Ho paura di perdere le persone che amo. Ho molta paura delle armi che ora sono nelle mani di politici pericolosi in tutto il mondo. Sono veramente spaventata che il nostro pianeta sia sempre più inquinato e diventerà inabitabile. Ho paura per le api, ho paura per i bambini, ho paura per i poeti e gli artisti e filosofi».

Lei ha detto che essere femministe vuol dire insegnare. In tutti questi anni cosa imparato dei suoi studenti?
«Ho imparato che il desiderio di creare è inestinguibile. Ho imparato che la creatività ti tiene vivo. Ho imparato che nella nostra società aziendale meccanicistica, la creatività è più importante che mai».

E dai suoi mariti? Dai suoi compagni, hai imparato qualcosa da loro?
«Ho imparato che gli uomini possono essere molto vulnerabili e fragili ma preferiscono camuffarsi sotto la spavalderia e l'arroganza. Io adoro gli uomini e adoro il fatto che siano così diversi dalle donne. Penso che la qualità più importante nella vita sia l'empatia, cioè proprio imparare ad amare le persone che sono diverse da te. Che siano i tuoi studenti, i tuoi compagni, i tuoi figli. Vorrei che il mondo avesse più empatia, altrimenti finiremo per ucciderci l'un l'altro e non sembra proprio che ci sia un altro pianeta dove potremmo rifugiarci».
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