«Mamma sogno ancora i tuoi baci», la poesia del figlio di Enza, uccisa dall'ex, simbolo contro il femminicidio

Martedì 8 Ottobre 2019 di Veronica Cursi

«Mamma mi manchi... sogno ancora le nostre giornate, i tuoi passi, la tua voce, il tuo bacio del buongiorno. Non mi addormentavo mai senza il tuo bacio della buonanotte... ora invece sono rimasto solo, con il tuo ricordo e tanto dolore nel cuore, che non passa mai». Carmine Ammirati aveva 15 anni quando sua madre Enza Avino venne assassinata dall'ex fidanzato Nunzio Annunziata a Terzigno (Napoli).
E' il 14 settembre 2015. Enza viene uccisa da due colpi di arma da fuoco esplosi da una macchina in corsa. La macchina era guidata da Nunzio che, dopo aver sparato e ucciso la sua ex fidanzata, scende dalla vettura e porta via la borsa di Enza. Con il telefonino della donna chiama il padre e il fratello di Enza:
«Ora uccido anche voi», grida al telefono.

Enza e Nunzio avevano una relazione tormentata. La donna aveva sporto la prima denuncia nei confronti di Nunzio già nel 2012, una denuncia ritirata successivamente. La notte del 1 maggio 2015, l'uomo, ubriaco, si arrampica fino al terzo piano dell'abitazione della donna, e cerca di trascinarla con lui nel vuoto. Fortunatamente accorrono i genitori di Enza che riescono a salvarla. Ma il suo destino è inevitabilmente segnato.
Enza torna in caserma il 12 giugno per denunciare il suo stalker che, indifferente alle forze dell'ordine, entra finanche in caserma continuando a lanciare minacce. Ci tornerà ancora molte altre volte, dal 22 giugno all'8 luglio. Nunzio viene descritto dal Gip di Nola Martino Aurigemma nel decreto di ordinanza di custodia cautelare come un uomo violento non incline a rispettare le regole del vivere civile. Per lui erano stati disposti gli arresti domiciliari. Il Riesame aveva poi attenuato la misura cautelare, trasformandola in divieto di avvicinamento alla donna

La poesia dedicata ad Enza è tra i vincitori della V edizione di «Women for Women against violence - Premio Camomilla»: nel corso di una cerimonia organizzata a Roma, Enrica Bonaccorti ha consegnato il premio nelle mani di Carmine Ammirati, che ora ha 19 anni.

Valeria Grasso: «Ho fatto arrestare i mafiosi e ho vissuto come un fantasma. Ma lo rifarei»

La kermesse, ideata e organizzata dalla presidente dell'Associazione Consorzio Umanitas Donatella Gimigliano, unisce due importanti temi legati al mondo femminile, e cioè la violenza di genere e il tumore al seno. Con il contributo di diversi interpreti sono state raccontate anche le storie delle siciliane Barbara Bartolotti (introdotta da una favolosa Maria Rosaria Omaggio), vittima di una brutale aggressione durante la quale ha perso il figlio che portava in grembo, premiata da Valeria Marini, e di Valeria Grasso, la cui storia è stata interpretata da Euridice Axen. Testimone di giustizia, ma «donna dello Stato» come ama definirsi, Valeria Grasso con la sua coraggiosa denuncia ha fatto arrestare 25 persone del clan Madonia e ora si occupa di Beni Confiscati alla Mafia, ed è stata premiata dal generale Marco Minicucci, comandante Legione Carabinieri Lazio.​

«Da paziente oncologica ho pensato che violenza sul corpo di una donna non fosse solo quella di un uomo, - ha spiegato in una nota Donatella Gimigliano - ma anche quella di un tumore, che genera gli stessi effetti devastanti e che, comunque, finisce col segnarti in maniera indelebile, dentro e fuori ». Ai vincitori è stata donata una creazione appositamente realizzata dal maestro orafo Michele Affidato, ispirata alla camomilla, il fiore che in fitoterapia viene utilizzato per rinvigorire piante malate e che rappresenta quindi la solidarietà, la forza e il coraggio nei momenti difficili.

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