Torna “La Scortecata” di Emma Dante: «Emancipata dai generi:
le donne possono interpretare i grandi ruoli maschili. E viceversa»

Venerdì 19 Luglio 2019 di Simona Antonucci
La scortecata al Lunga Vita Festival il 22 luglio

«In questo periodo della mia vita ho smesso di occuparmi dei sessi. Mi sono definitivamente emancipata dai generi. Mi interessano le persone e il modo in cui interpretano dei ruoli». Uomini, donne. Lunedì 22 luglio, Emma Dante, chiude, con il suo spettacolo “La Scortecata”, i dieci giorni di Lunga Vita Festival presso l’Accademia Nazionale di Danza. Tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile è  interpretato da due attori, Carmine Maringola e Salvatore D’Onofrio, nei panni di due sorelle.
 

 

Uno spettacolo, che dopo il debutto qualche anno fa ai 2Mondi di Spoleto, ha girato l’Italia, l’Europa per arrivare fino in Cina: «Incredibile, ma è vero», commenta la regista palermitana, «nonostante il napoletano seicentesco e le espressioni gergali ha avuto un gran successo e lo hanno richiesto di nuovo».

La favola, a metà tra commedia dell’arte e Shakespeare, la stessa che ha ispirato Matteo Garrone nel film “Il racconto dei racconti”, narra sogni e deliri di due vecchie sorelle, tormentate dal desiderio, ossessionate a tal punto dall’amore per il Re da compiere il più estremo dei gesti: scorticarsi per far uscire la pelle nuova e ringiovanire. Il Re cadrà nella trappola per scoprire l’inganno, dopo una notte di passione. Tagliente, spietato, grottesco, il racconto scivola in una favola volgare messa in scena dalle sorelle stesse, cui Emma Dante regala un finale a sorpresa, perché «non ci crede cchiù alle favole».

Due vecchie che diventano due uomini, Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola. «Ripeto, bisogna liberarsi dagli schemi. Nella vita e nell’arte. Dopo l’esperienza con Eracle al femminile al Teatro antico di Siracusa, credo sia evidente che le donne possano interpretare i grandi ruoli maschili del repertorio teatrale. E viceversa. Ma in questo racconto, in particolare, le protagoniste della storia sono due anziane. Invecchiando non si è più né uomini né donne. Si diventa ibridi».

L’erotismo degli anziani è un tabù. «Io l'ho messo in scena in chiave grottesca. Sopra le righe. Che gli anziani possano provare desiderio è un pensiero impressionante. E le mie vecchierelle, invece, si danno un gran daffare. Il momento dell’amplesso poi è esilarante con la musica di Mambo italiano».

Mambo e Basile? «E poi Daniele e Pietra Montecorvino. Ho scelto tutta musica napoletana. E quando la vecchierella diventa principessa parte “Reginella” di Massimo Ranieri. Anche sulla lingua ho fatto degli interventi. L’impianto è quello originale, ma ho contaminato le espressioni più complicate con il napoletano contemporaneo». I due interpreti coprono tutti i ruoli, Re, fate... «Un modo di sottolineare che è una favola nella favola. Una follia. Un’invenzione nata dalla fantasia per passare la giornata, per trascorrere il tempo in attesa della morte. Le storie servono a ingannare l’attesa della morte». 

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