Due donne candidate alle presidenziali in Tunisia: entrambe si battono contro il velo e la parità

Martedì 3 Settembre 2019 di Simona Verrazzo

In Tunisia è conto alla rovescia per le elezioni presidenziali del 15 settembre. Su 97 candidati la Commissione elettorale ne ha ammessi soltanto 26, annunciando che non sono stati accolti tutti i ricorsi pervenuti. Il paese nordafricano è chiamato in anticipo alle urne, dopo la morte del presidente Beji Caid Essebsi a luglio, che comunque, per via dell’età, aveva già dichiarato la sua intenzione di non ripresentarsi. In corsa per la carica di capo dello Stato ci sono anche Youssef Chahed, attuale primo ministro, e Nabil Karoui, proprietario del principale gruppo tv privato del nord Africa e ancora candidato nonostante il suo arresto il 23 agosto per presunto riciclaggio di denaro. Soltanto due le donne in lizza, diversissime tra loro, ma unite dal non indossare il velo.
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Abir Moussi, 44 anni, avvocatessa, soprannominata ‘leone’ per l’ostinazione con cui ha tentato di impedire lo scioglimento del Raduno costituzionale democratico, il partito di regime fondato dal deposto presidente Zine El Abidine Ben Ali, il primo degli eterni leader caduti con la cosiddetta Primavera Araba, scaturita proprio in Tunisia nel dicembre 2010. Lei non ha mai smesso di difendere il passato assetto politico del paese nordafricano, pubblicamente criticando la Primavera araba e guidando da 2016 il Partito desturiano libero, che raduna numerosi ex fedelissimi di Ben Ali. Note sono le sue posizioni anche al livello sociale, scagliandosi contro gli islamisti, in particolare quelli del partito di Ennahda, e opponendosi alla depenalizzazione dell’omosessualità e all’uguaglianza uomo-donna nell’eredità.
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Selma Elloumi Rekik, classe 1956, imprenditrice del settore agro-alimentare, è il volto laico della Primavera Araba. In passato dirigente del partito Nidaa Tounes, lo stesso del defunto presidente Essebsi (di cui ha diretto il gabinetto presidenziale), ne è stata la candidata premier alle elezioni legislative del 2014. Ha ricoperto il ruolo di ministro del Turismo dal febbraio 2015 al novembre 2018, riuscendo a gestire due dei più eclatanti attentati messi a segno nel paese, quello al Museo del Bardo (marzo 2015) e quello al resort sulla spiaggia di Sousse (giugno 2015). Al suo impegno si deve la ripresa del settore vacanziero, che dopo anni è tornato in crescita. Chiusa la sua esperienza al governo è diventata leader di Al Amal, il Partito nazionale tunisino, con cui corre per la presidenza in questo appuntamento elettorale. Tra le priorità del suo programma c’è la maggiore presenza femminile nel mondo del lavoro.

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Ultimo aggiornamento: 09:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA