ROMA

Un albero a Gerusalemme donato da una misteriosa signora di Siena ricorderà per sempre Elena Aubry

Domenica 12 Luglio 2020 di Rosalba Emiliozzi
Morte di Elena, piantato un albero a Gerusalemme donato da una donna di Siena

Un albero di nome Elena piantato a Gerusalemme. Il dolore trasformato in memoria. Nella tradizione ebraica piantare un albero rappresenta la continuità della vita. Una donna di Siena  che vuole restare sconosciuta, ha donato alla mamma della motociclista di 26 anni morta su via Ostiense, a Roma, mentre andava al lavoro due anni fa, un raggio di luce. Solidarietà femminile e cuore grande. Elena Aubry è caduta sulle radici dei pini che rigonfiano l’asfalto e rendono la strada improvvisamente ondulata, insidiosa.

Una storia di morte e rinascita che da due anni riempie pagine di giornali e trasmissioni tv. Ed è proprio così che la donna ebrea toscana, che non usa i social network, ha conosciuto e seguito passo passo la vicenda di questa ragazza che ti fulmina con la sua bellezza: ha visto il dolore di mamma Gabriella diventare forza, la forza trasformarsi in atti, gli atti cambiare la cose e diventare leggi che proteggono i motociclisti. «Come voleva mia figlia» dice oggi la mamma.Ora  Elena guarda il mondo dalla Terra Santa con il suo albero della vita, mentre la strada della morte, via Ostiense, è sigillata in un cantiere per essere riparata. Ed Elena, nella sua urna, ieri con una carovana di motociclsti i è passata proprio in quel punto dove il 6 maggio del 2018 non è mai davvero morta.


«In questi due anni Elena non è stata mai così viva ed è diventata il simbolo delle persone che lottano - dice commossa la mamma Graziella Viviano, 58 anni, architetto - Da Siena, da una donna speciale, ora è arrivato questo regalo. Per me è stato come ricevere una carezza. L’albero rappresenta la continuazione della vita, piantare un albero significa che quella persone continua la sua esistenza nella natura». Le due donne, che non si conoscevano, si sono parlate al telefono. «E’ stato molto emozionante - dice Viviano - spero di poter andare in Terra Santa e vedere l’albero di Elena». E' stato piantato, come dice il certificato inviato a casa dell’architetto Viviano. «Quando ho aperto la lettera è stato un tuffo al cuore», racconta Viviano che sul suo profilo Facebook, dove condivide la sua battaglia in memoria della figlia, ha scritto: «Questa meravigliosa signora di Siena ha incaricato una Associazione perché comprasse un albero, lo piantasse sulle colline di Gerusalemme e gli mettesse il nome di Elena. Sono rimasta senza parole. Un gesto meraviglioso che fa parte di una usanza ebraica che ha un significato importante. Un pensiero, ancora più apprezzato perché viene da una tradizione e una religione che non è la mia e di Elena». 

E ieri, l’urna di Elena è tornata a casa. Partita con una carovana di motociclisti dal Verano, il cimitero di Roma, dove era stata sepolta Elena e dove le sue ceneri sono state rubate da un 49enne necrofilo, “frequentatore anomalo” del cimitero, che già in passato aveva sottratto dalle tombe le foto di ragazze decedute. Un lavoro d’indagine preciso, aiutato anche dalle tante segnalazioni dei romani, ha fatto ritrovare l’urna cineraria sottratta smontano la lapide, posta all’ultimo piano. Ora è stata restituita alla mamma e ieri quel vaso colore verde ha fatto un giro in moto al mare, ad Ostia, al corvone dove andava Elena, poi fermata al cantiere di via Ostiense, aperto il 6 luglio scorso, proprio per sistemare i dossi assassini. E infine benedizione dell’urna nella parrocchia di Nostra Signora in Coromoto, a Monteverde nuovo, dove ci fu il funerale di Elena. «Sento sempre accanto Elena -dice la mamma - Giorni fa ho sognato il nostro abbraccio, era così forte e vero, che ho continuato a stringerla, era con me. Elena ha permesso che accadessero cose straordinarie, sono state fatte leggi nazionali, cambiati guard rail, tutto questo lo ha fatto una ragazza che non c'è più per proteggere i motocisliti e la vita».  
 

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