Khamenei fa arrestare le attiviste che avevano firmato una lettera per chiedere maggiori diritti per le donne

Venerdì 9 Agosto 2019

Hanno osato rivolgere un appello al leader supremo dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, chiedendogli di cedere il passo e agevolare un ricambio al vertice della nazione dopo 20 anni di gestione del potere. Era solo una lettera aperta ma tanto è bastato per fare arrestare due delle 14 attiviste firmatarie. Donne - che si battono per maggiori diritti nel mondo femminile – finite in carcere su mandato delle autorità iraniane. Si teme che le due ragazze siano anche state torturate.

La loro colpa è di avere firmato una garbata lettera di protesta in cui argomentavano la situazione dell'Iran, dove le donne soffrono per l'esistenza di una sorta di gender apartheid e per un approccio patriarcale. Il tema è così scottante che i Guardiani della Rivoluzione non hanno avuto dubbi di sorta, dando l'ordine di riportare la calma e fare arrestare le firmatarie.

Le attiviste rivendicano maggiori libertà, ricordando il brusco passaggio - per il mondo femminile - dalla rivoluzione religiosa (avvenuta nel 1979) in poi. «In un mondo in cui le donne in molti paesi si muovono a fianco degli uomini nel campo della scienza, dell'economia, della cultura, della politica, qui in Iran – si legge nella lettera inviata a Khamenei – le donne stanno ancora combattendo per i diritti umani più basilari, più elementari».

Per esempio non possono nemmeno scegliere se indossare il velo. Se una ragazza iraniana si rifiuta di mettere il velo – hijab – è punita e, nei casi più gravi, può addirittura finire in prigione. Amnesty International ha testimoniato che la polizia nelle strade vigila sulla moralità delle donne, osservando come sono vestite e cosa indossano. Durante l'ultima protesta anti hijab sono state arrestate 39 ragazze. Secondo l'Independent il 60 per cento delle donne iraniane subisce una qualche forma di violenza domestica. 

Ultimo aggiornamento: 16:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA