La persecuzione delle donne rohingya: stuprate, rifiutate da tutti e senza alcun diritto

Lunedì 6 Gennaio 2020
La persecuzione delle donne rohingya: stuprate, rifiutate da tutti e senza alcun diritto

La persecuzione delle donne rohingya: stuprate, discriminate, rifiutte da tutti  e senza alcune diritto. L'Onu qualche mese fa ha denunciato lo stupro etnico dei militari dell'esercito birmano ai danni delle donne della minoranza musulmana costretta a lasciare il Rakhine, zona a nord del Myanmar, un Paese a maggioranza buddista. Nell'agosto del 2017 l'esercito birmano ha invaso lo stato di Rakhine e le donne rohingya hanno subito stupri di guerra, a distanza di mesi queste donne hanno partorito figli che non volevano. Le organizzazioni umanitarie come Save the Children e Medici senza frontiere hanno lanciato mesi fa l’allarme sul futuro di questi bambini ‘colpevoli’ di essere stati concepiti con la violenza e la forza.

Le donne rohingya che vivono in Bangladesh non hanno alcun diritto, denuncia Amnesty International, nemmeno quello di studiare. E lancia un appello per le giovani rifugiate perché sia loro concesso almeno la possibilità di frequentare le scuole.  

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Rohima è una giovane donna rohingya, nata 20 anni fa nel campo profughi di Kutupalong a Cox’s Bazar, in Bangladesh. Grazie alla sua determinazione e al suo coraggio si è diplomata e nel 2019 si è iscritta alla Cox’s Bazar International University per conseguire una laurea in giurisprudenza. Dopo che un’agenzia di stampa internazionale l’ha inserita in un video come una delle pochissime giovani donne rohingya che sono state in grado di raggiungere l’eccellenza accademica, l’università ha deciso di sospendere Rohima perché «nessun rohingya può studiare in alcuna università pubblica o privata in base a quanto stabilito dal governo del Bangladesh».

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Secondo il governo, consentire l’accesso all’istruzione incoraggerebbe i rifugiati rohingya a rimanere in Bangladesh anziché rientrare in Myanmar. ​Negare l’educazione sulla base dell'identità di rohingya, denuncia Amnesty, è una violazione delle leggi internazionali sui diritti umani che il Bangladesh ha ratificato. La stessa sorte di Bibi. «Le piaceva andare a scuola e stava imparando così tante cose. L’ho incoraggiata a continuare a studiare. È così importante che le figlie abbiano le stesse opportunità educative dei figli maschi. E quando hanno detto che i bambini rohingya non potevano più andare a scuola, è tornata a casa in lacrime». Mohamed F. parla di sua figlia Bibi, che è stata espulsa da scuola nel gennaio 2019 a seguito di una direttiva del governo. Bibi è nata nei campi dopo che i suoi genitori sono fuggiti in Bangladesh nel 1992. Frequentava la scuola da quando aveva sei anni. E una ragazza di 12 anni ha raccontato che suo padre le ha detto che una volta avute le mestruazioni, avrebbe dovuto smettere di frequentare i centri di apprendimento all’interno dei campi.
 

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