Moni Ovadia rompe un tabù, sotto il Fascismo le donne erano considerate delle fattrici o erano nei bordelli

Giovedì 23 Aprile 2020
Moni Ovadia rompe un tabù, sotto il Fascismo le donne erano considerate delle fattrici o erano nei bordelli

Lo scrittore Moni Ovadia ricorda l'imminente festa della Liberazione del 25 aprile e ne approfitta per fare affiorare diversi aspetti della situazione femminile esistente durante il fascismo, in particolare sulle politiche ben poco paritarie che il Duce portava avanti. «Vorrei ricordare che per la visione del Duce le donne o erano fattrici, o stavano nei bordelli e raramente erano intellettuali. Se sono diventate 'cittadine', è solo grazie alla resistenza anti fascista che si è sviluppata successivamente. Mi meraviglio che Alessandra Mussolini ancora contrasti il 25 aprile: sotto il fascismo avrebbe potuto fare le sue grandi battaglie civili per denunciare la violenza sulle donne e chiedere una legge del genere?»

Quindi l'artista si rivolge al Colle con una domanda per nulla scontata: «Mi stupisco anche dei presidenti della Repubblica che non chiariscono una volta per tutte la faccenda: molti fascisti furono reintegrati dopo l'aministia di Togliatti dagli americani nelle polizie, per ragioni anti sovietiche. È così ce li siamo ritrovati poi dentro le strutture dello Stato ed è la ragione per la quale l'Italia ha avuto le stragi».

Ovadia conclude: «Mattarella con una esternazione dovrebbe dire chiaramente ed una volta per tutte: Facciamola finita con questa storia! La democrazia italiana è antifascista. La Costituzione repubblicana è antifascista. Il 25 aprile è la festa istitutiva della democrazia italiana. Il minimo che possono fare i dissenzienti è tacere»

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