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Donne, kitesurf: «Io arrivata prima prendo la metà dei soldi degli uomini»

Francesca Bagnoli (profilo Facebook Bagnoli)
di Laura Bogliolo
3 Minuti di Lettura
Venerdì 17 Maggio 2019, 15:44 - Ultimo aggiornamento: 16:16

A fine aprile ha tagliato il traguardo da sola alla prima tappa del campionato mondiale di kitesurk categoria freestyle. Il premio per Francesca Bagnoli, 25 anni, è stato di 1.900 euro. «Il collega uomo arrivato primo invece ha preso 4.000 euro». Vivono tra cielo e mare e anche loro, come le calciatrici, le donne del kitesurf, fanno fatica a conquistare la parità.

«La situazione è inaccettabile - dice Francesca, vice campione del mondo - nel circuito mondiale gli uomini sono tosti...». Insomma, non vogliono mollare il bottino e i privilegi ottenuti in un circuito dove la partecipazione delle donne non è ancora esplosa. Ma Bagnoli non si arrende e ha riunito 50 sportive in un gruppo internazionale (Girl Power) per sostenere la parità anche anche nel kitesurf, sport regolamentato dalla Federazione Italiana Vela.

«Fatico come gli uomini, affronto le loro stesse spese per viaggiare e allenarmi, ma anche se arrivo prima guadagno la metà di loro» dice. Mentre la somma dell'iscrizione è la stessa, sia per gli uomini che per le donne. Nell'ultimo mondiale (Gka freestyle) Bagnoli, arrivando seconda, ha vinto premi per 5-6mila euro. «Gli uomini il doppio» spiega Francesca, affiliata all'Aki, Associazione Kitesurf Italiana. Nel 2024 per la prima volta una disciplina del kitesurf, l'hydrofoil, diventerà uno sport olimpico. Aumenterà quindi la visibilità delle atlete che sfidano le onde, mentre il mondo degli sponsor e dello sport potrebbe continuare a "snobbare" il lato femminile del kite.

Irene Tari, 16 anni, di Terracina, è la promessa azzurra del kitesurf.
«Alle donne assegnano premi nettamente inferiori rispetto agli uomini e non è giusto, fortunatamente ho ottimi sponsor». La giovane e combattiva Irene, portacolori del Club Vela Portocivitanova, è prima nel ranking nazionale categoria TT:R (Twin Tip Racing) e quarta in quello mondiale. Si sta specializzando nella disciplina hydrofoil. «Sogno di partecipare alle Olimpiadi del 2024» dice. Ma intanto anche lei deve affrontare la disparità nell'assegnazione dei premi. Ha iniziato soltanto 4 anni fa e ha già scalato le classifiche. La sua passione la deve al papà: «Si era iscritto a un corso, alla fine mi sono appassionata io e sono diventata più brava di lui...».
 

 

E gli uomini, cosa dicono? Antonio Gaudini è il presidente dell'Aki, Associazione Kitesurf Italiana, con sede a Latina. Conosce bene Irene e Francesca e tante altre ragazze che stanno iniziando ad appassionarsi al kitesurf. «E' vero, guadagnano tra il 20 e il 50% in meno rispetto agli uomini, ma solo perché è uno sport giovane e le donne sono ancora poche». Secondo Gaudini, il kitesurf «non è uno sport maschile in realtà, perché non si basa sulla forza, ma sulla cinetic». Secondo il presidente di Aki, le ragazze hanno grandi possibilità in questo sport, anche se per ora sembra essere ad appannaggio degli uomini.

Mirco Babini presidente della Federazione Internazionale Kiteboarding spiega: 
«I premi vengono assegnati dagli sponsor che prendono in considerazione due elementi: la qualità tecnica e la partecipazione numerica, gli uomini praticando da più tempo il kitesurf hanno maggiore tecnica, inoltre sono sempre più numerosi. Sono ovviamente per la parità tra le due categorie e abbiamo sollevato già la questione a livello mondiale. Si tratta solo di tempo: sicuramente è parte di un processo evolutivo dello sport stesso, aumentando livello e partecipazione si autolivellerà in futuro». E fa un esempio: «Nel surf, sport nato molto tempo, è stata raggiunta l'equa distribuzione nei premi». Il 17 maggio è volato a Londra per presentare la disciplina di kitesurk ammessa alle Olimpiadi di Parigi del 2024.

Intanto negli Stati Uniti, l'italo-americana Bianca Valenti, protagonista del Big Wave Tour, ha combattuto e ottenuto la parità retributiva all'interno del World Surf League.

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