Maddalena Vianello: «Partendo dai corpi delle donne gettiamo uno sguardo sul mondo»

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Valentina Venturi
Maddalena Vianello di inQuiete

Si svolge nelle giornate del 24 e 25 ottobre al Cinema Avorio di Roma la quarta edizione di “inQuiete”, Festival sul mondo visto attraverso le parole delle scrittrici. Tutti gli eventi di questa edizione vengono trasmessi in streaming sul sito inquietefestival.it e sui canali social del Festival. L'inagurazione di sabato alle ore 16 è focalizzata su una tavola rotonda tutta al femminile e ideata da Maddalena Vianello, tra le fondatrici dell'interessante rassegna letteraria.

L’incontro “Dai corpi delle donne” è incentrato sull’impegno oneroso che hanno dovuto dimostrare  le donne in questo periodo. Una scelta ponderata?

«Volevamo partire con un appuntamento che ci dotasse in qualche modo della cassetta degli attrezzi per comprendere che cos’è accaduto durante il Lockdown e che cosa purtroppo potrebbe ancora accadere».

Chi interviene?

«Prendono parte al dibattito la filosofa Caterina Botti, la scrittrice Maria Rosa Cutrufelli, Manuela Fraire psicoanalista, l’autrice e traduttrice Flavia Gasperetti e la scrittrice Alessandra Sarchi. Donne molto diverse tra loro. E qui risiede la novità di quest’anno: mettere insieme donne con competenze diverse, per aprire una cassetta degli attrezzi tutti utili e diversi».

Come mai proprio questo titolo?

«È stato il risultato di un confronto, abbiamo lavorato di comune accordo per trovare il senso. Inizialmente avevo pensato di intitolarlo “sui corpi delle donne”, invece riflettendo con le altre è venuto fuori che aveva più senso parlare “dal corpo delle donne”. La bellezza di “inQuiete” è proprio questo: quando ti confronti con le altre poi scatta qualcosa nel cervello per cui rifletti e ti dici che è proprio vero e assolutamente più opportuno. Quindi partendo da i corpi delle donne gettiamo uno sguardo sul mondo che ci circonda».

A suo avviso il neutro esiste?

«Sappiamo che il neutro non esiste e “inQuiete” nasce anche come festival indipendente e femminista, quindi con uno sguardo che racconta non a caso che il neutro non esiste. E tantomeno i corpi sono neutri: hanno attraversato questa pandemia e tutte le difficoltà che ne sono conseguite, in maniera sessuata, specifica».

Perché questa edizione è diversa?

«Dalla nascita nel 2017 al 2019 abbiamo incentrato il festival sulla letteratura delle donne per dare spazio e creare un’occasione di incontro e di riflessione sulla parola delle donne scritta del presente e del passato. Quest’anno invece non ce la sentivamo di andare avanti come se nulla fosse. Quindi è un’edizione speciale, naturalmente ancorata alla letteratura, che è il nostro faro e in qualche modo è la parte di creatività delle donne».

Cosa rappresenta “inQuiete”?

«L’idea è nata nel 2017 dall’inquietudine, da un moto di esasperazione. Era il natale del 2016 e nei consigli di lettura dei libri da acquistare per le vacanze c’erano solo titoli di autori uomini. Se su 10 titoli non si riesce a trovarne neanche uno o due di un’autrice, allora forse il problema è nello sguardo di chi osserva, non certo nella produzione letteraria. E quindi il moto di rabbia provato, ma di rabbia generativa, ha dato vita al Festival».

Le donne sono “inQuiete”?

«Da un lato il nome rappresenta l’inquietudine da cui siamo partite e con la quale continuiamo a stare al mondo, cioè con questo sguardo di critica e di attenzione verso l’osservazione continua di discriminazioni a tutto campo nei confronti delle donne, anche nel mondo editoriale e della letteratura. Allo stesso tempo l’idea di “inQuiete” ci dava quiete perché diventava un luogo generativo, dove ci poteva essere uno sguardo vitale, fecondo che offre alle scrittrici un luogo dove stare insieme, confrontarsi e unire le proprie forze per far sentire la propria voce. Quindi tutto questo ci dava e speriamo ci dia molta quiete!».

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