COVID

Caritas, promuove campagna contro la discriminazione femminile ai tempi del Covid

Mercoledì 4 Novembre 2020

La Caritas ha promosso una campagna contro la discriminazione femminile, un fenomeno amplificato ancora di più dagli effetti del Covid.   «Le donne e le ragazze, in particolare, sono sempre più vittime di sistemi ingiusti e discriminatori: guadagnano meno, risparmiano meno e sono occupate in lavori precari e informali, spesso condannate a vivere in povertà» afferma la Caritas citando una recente analisi pubblicata dalla rivista scientifica Lancet Global Health che ha stimato che una riduzione dei servizi per la salute materna, pari al 10-18%, può portare a 12 mila morti in più in sei mesi nei paesi più poveri.

«Il lavoro di assistenza e cura, in gran parte sulle spalle delle donne, si aggrava, mentre continua ad essere scarsamente retribuito» scrive la Caritas, di conseguenza le donne devono seguire i bambini che non possono più andare a scuola, devono offrire assistenza ai più anziani, che sono più colpiti dalla pandemia, devono tenere unite famiglie divise dalla pandemia, mentre i servizi sanitari sono sotto pressione e insufficienti.

Le donne nei paesi impoveriti, in Asia, America Latina e Africa, restano lavoratrici fondamentali per le famiglie, nel settore agricolo e nei servizi.

Caritas mette in luce anche il gender pay gap. Gli ultimi dati Eurostat sulla disparità salariale tra uomo e donna fotografano una situazione, in Europa, che vede una differenza media nello stipendio del 15%, seppure questo dato sia in costante diminuzione negli ultimi anni.  In Asia del Sud oltre l’80% delle donne, nell’Africa sub-sahariana il 74% e in America latina il 54% delle donne lavorano in occupazioni informali senza alcuna protezione e con una retribuzione minima.

La violenza di genere, a causa dei limiti alla mobilità e all’isolamento sociale, è aumentata. Molte donne sono state costrette a una “coesistenza domestica obbligatoria” con i loro maltrattanti, nello stesso momento nel quale i servizi a difesa di queste donne sono in sofferenza o inaccessibili.

Nel 2019 sono state 243 milioni le donne vittime di abusi e violenze, un numero che si stima sia in forte aumento a causa della pandemia. In Francia, ad esempio, si è stimato un aumento del 30%, il 25% in Argentina e così in Cipro e Singapore. Ancora più difficile analizzare la situazione nei paesi impoveriti, dove molte donne sono escluse dai sistemi di protezione sociale.

Senza contare che alcuni studi stimano che nel 2020 quasi 500.000 ragazze in più nel mondo potrebbero essere state costrette al matrimonio forzato per effetto delle conseguenze economiche della pandemia, alle quali si aggiungeranno 1 milione in più di gravidanze precoci, causa principale di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni.

I governi hanno adottato pacchetti di promozione di prevenzione e misure di emergenza per colmare le lacune in materia di sanità pubblica, prestando però poca attenzione alla cosiddetta questione di genere. È fondamentale che tutti gli Stati diano risposte collocando le donne e le ragazze - la loro inclusione, la loro rappresentanza, i loro diritti, i loro diritti sociali ed economici, i risultati in termini di uguaglianza e protezione - al centro delle loro politiche.

Non si tratta solo di rettificare gli effetti di lunga data delle disuguaglianze, ma di costruire una società più giusta e un mondo resiliente perché le donne sono le più colpite da questa pandemia, ma possono essere la spina dorsale della ripresa e della resilienza delle comunità.

 

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