Le donne magistrato a Mattarella, CSM va riformato partendo da etica e questione di genere

Sabato 22 Giugno 2019 di Franca Giansoldati

La deriva della magistratura e il quadro «sconcertante» denunciato dal presidente Mattarella sul CSM è anche una questione di genere. Il 53 per cento dei magistrati sono donne, ma nell'organo di autogoverno sembrano i panda. Altro che gender gap. Basta vedere le fotografie delle riunioni. «C'è da chiedersi come l'intreccio di affari e collusioni e interessi, tanto lontano della finalità istituzionali dell'organo di autogoverno sia potuto emergere. La questione morale che è affiorata, investendo la magistratura nel suo complesso richiede adesso una ampia riflessione etica». Le magistrate in un documento aperto chiedono a gran voce una innovazione «ampia», recuperando un progetto (guarda caso bocciato anche nella scorsa legislatura) che prevedeva una rappresentanza di genere e un sostanziale equilibrio tra maschi e donne.

«E' amaro constatare quanto la nostra proposta con la doppia preferenza di genere avrebbe evitato le elezioni suppletive indette mentre resta inalterata la sotto rappresentenza di genere nel CSM oggi non più accettabile tenuto conto che la magistratura è composta dal 53 per cento di donne».

La lettera è firmata dalla presidente del'Associazione Donne Magistrato Italiane, Carla Maria Lendaro, la stessa che nel 2015 «deplorava con fermezza la proposta approvata a maggioranza dalla sesta commissione del CSM. in data 6 ottobre di designare, ancora una volta, una sola donna tra i componenti togati del Comitato Direttivo nonostante la presenza di plurime domande presentate da magistrate».

Una indicazione che prescindendo «dalle qualità personali dei singoli soggetti prescelti» svilisce di per sé, «ancora una volta, il ruolo e la professionalità delle donne e non tiene conto della loro presenza numerica nell’ ordine giudiziario, che ha ormai raggiunto la percentuale del 50% (il 63% negli ultimi tre concorsi)».

Le magistrate da anni continuano a chiedere che la presenza di genere non può rimanere solo simbolica. Eppure, nonostante diversi appelli, reiterate lettere e inviti ciclici tutti sembrano fare orecchie da mercante. 

«Eppure una designazione dei componenti del Direttivo che rispecchi la composizione per generi della magistratura risponde ad una indiscutibile esigenza di democrazia ed alle sollecitazioni espresse dalle Corti nazionali e sovranazionali - si legge nella lettera -  in materia di pari opportunità, nonché all’impegno assunto dal nostro Paese, in tutte le sue articolazioni, ll’Assemblea Generale dell’ONU il 25 settembre 2015, con la ratifica di un documento che fa dell’empowerment delle donne non solo uno strumento di cambiamento, ma un obiettivo da perseguire in ogni espressione della vita politica e sociale». 

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