SCUOLE CHIUSE

Un maestra romana lancia la campagna #tutticonnessi: «Garantire internet a ogni studente»

Venerdì 15 Maggio 2020 di Maria Lombardi
Un maestra romana lancia la campagna #tutticonnessi: «Garantire internet a ogni studente»

#tutticonnessi. Che nessun bambino e ragazzo del mondo resti indietro perché, con le scuole chiuse, non può seguire le lezioni online. Sono 706 milioni circa gli studenti che non hanno accesso a internet e computer. «I governi devono trovare una soluzione», la maestra romana Barbara Riccardi lancia in Italia la campagna #tutticonnessi. Un manifesto firmato da oltre 100 insegnanti di tutto il mondo, come lei, vincitori e finalisti del Global Teacher Prize della Varkey Foundation.

Barbara, insegnante all’istituto comprensivo Padre Semeria Roma Plesso Principe di Piemonte di Roma, finalista del Global teacher prize nel 2016, si batte per combattere le disuguaglianze tra gli studenti che la crisi scatenata dalla Covid-19 rischiano di accentuare. Il piano indica i passi essenziali per evitare che la pandemia lasci indietro una generazione di studenti: accesso a internet per tutti, soluzioni alternative per assicurare l’insegnamento anche dove non c'è rete, no in futuro ai tagli di fondi alla scuola,  preparazione per l’insegnamento online,  pasti nutrienti gratuiti.

«Sono orgogliosa di sostenere la Global Education Coalition dell’Unesco. É essenziale che i governi garantiscano a tutti i bambini una buona istruzione, anche quando le scuole sono chiuse. Invito gli insegnanti di tutto il mondo a sostenere la Global Education Coalition la cui missione è di sostenere gli studenti in un momento senza precedenti», spiega la maestra chiamata a far parte della task-force per la scuola appena creata dalla sindaca Raggi per gestire la fase 2.

L’obiettivo della campagna è quello di raccogliere da privati e aziende gli apparati informatici inutilizzati e distribuirli agli studenti che ne abbiano necessità: i dispositivi saranno recuperati e sanificati da volontari, rigenerati e consegnati alle scuole e alle famiglie degli alunni che ne hanno fatto richiesta attraverso la mediazione di docenti ed educatori sul sito "tutticonnessi" (un progetto nato una settimana fa a Torino: le associazioni SYX, Tékhné, Informatici Senza Frontiere e MuPIN - Museo Piemontese dell'informatica hanno creato un team multidisciplinare, in grado di favorire l’accesso ad hardware indispensabili per la formazione online).

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«Accolgo con piacere questo appello all’azione, tempestivo e vitale, rivolto da insegnanti da tutto il mondo che sono fonte di ispirazione per tutti», commenta Stefania Giannini, vice direttore generale dell’Unesco per l’istruzione. «Questo summit virtuale, organizzato dalla Varkey Foundation, aiuta a porre la voce degli insegnanti al centro della nostra missione, che è quella di promuovere opportunità di insegnamento inclusive per i bambini e i ragazzi di tutto il mondo durante questa emergenza improvvisa e senza precedenti che ha bloccato il settore dell’educazione a livello globale. I governi devono ascoltare e agire con decisione per colmare il digital divide nell’educazione, messo in evidenza dall’emergenza Covid-19 e fare in modo che ogni studente possa godere del proprio diritto naturale a ricevere una buona educazione, anche quando le scuole sono chiuse».

Il piano. Secondo il monitoraggio dell’Unesco oggi oltre 1,5 miliardi di studenti e 63 milioni di insegnanti sono coinvolti nella chiusura delle scuole in 191 Paesi. «Quando le scuole riapriranno - si legge nel piano firmato dagli insegnanti -  gli studenti che hanno risentito di queste misure dovranno avere la possibilità e le risorse per recuperare le opportunità di apprendimento perse nelle settimane o nei mesi di interruzione delle lezioni. Questo significa che i governi dovranno rivedere i programmi scolastici attuali, i contenuti pedagogici e i test standardizzati. Le misure di lockdown adottate in molti Paesi possono aggravare i problemi domestici che alcuni giovani devono affrontare, tra cui violenze e abusi. I governi devono garantire la realizzazione di solide reti di sostegno per i bambini che ne hanno bisogno». Per molti bambini poveri  la scuola è l’unico luogo dove gli è garantito un pasto nutriente. «I fondi per fornire pasti scolastici gratuiti vanno protetti anche quando le scuole non sono aperte e vanno incanalati al fine di fornire sostegno alimentare a quei bambini che facevano affidamento sui pasti scolastici gratuiti»

Ultimo aggiornamento: 18 Maggio, 18:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA