«Contro la violenza alle donne ecco cosa fare» I consigli della poliziotta che aiuta le vittime

Lunedì 20 Maggio 2019 di Vanna Ugolini
ROMA Sarebbe bello, una volta finito il lavoro, andarsene dall'ufficio e chiudere a chiave la porta, lasciando là le emozioni. Sarebbe bello ma è impossibile se, per mestiere, si ha a che fare proprio con le emozioni e la vita delle persone. Così il libro  del Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato Nunzia Alessandra Schilirò, “Soli nella notte dell'anima. Come reagire alle molestie in casa, al lavoro, per strada”, «si è scritto da solo, in un paio di mesi, quando ero ferma a casa in seguito a un incidente stradale». E' è nato da tante esigenze. Intanto «perchè credo che questo libro serva a qualcuno».


Il vicequestore aggiunto Schilirò ha percorso tutta la sua carriera mettendosi al fianco delle vittime di violenza e organizzando progetti per la loro tutela. E ha capito come la violenza sia un problema complesso: per risolverlo o, almeno, contribuire a limitarlo, bisogna lavorare su più livelli. Anche quello del linguaggio: perchè parlare di violenza di genere, quella violenza che viene fatta contro le donne per il solo fatto di essere, appunto, donne, può anche essere una parola fuorviante, riduttiva. «Dobbiamo partire dalle parole e parlare anche agli uomini senza farli scappare, senza addossare a loro ogni colpa. Quindi parliamo di relazioni da ricostruire». Poi una donna, un bambino non sono “deboli”, sono momentaneamente vulnerabili. «Se usiamo la parola deboli diamo già un giudizio, li mettiamo in una condizione da cui non riusciranno ad uscire».

E, dopo la rivoluzione nelle parole, anche quella del punto di osservazione da cui guardare la violenza contro le donne. «Se vogliamo combattere la violenza dobbiamo allargare il campo delle ingiustizie. Dobbiamo occuparci anche di comportamenti che non sono ancora arrivati a essere reati ma che lo potrebbero diventare. Bisogna condannare culturalmente, ad esempio, chi fa carriera mercificando il proprio corpo o per servilismo», cioè chi va avanti “barando” cercando scorciatoie che non rispettano le regole. «Se una donna si trova in un luogo di lavoro in cui succede questo, il messaggio che le arriva è chiaro: tutto il mondo è così, quindi non c'è via di fuga. Come farà a denunciare il marito che la picchia o la umilia se pensa che non ci sono luoghi senza sopraffazioni e violenza?». Percorso non facile, ma l'educazione dei giovani e anche la formazione degli operatori istituzionali - «la polizia la sta facendo da tempo» - sono alcune delle chiavi con cui aprire varchi contro la violenza.

Nel libro di Schilirò si trovano anche consigli molto concreti su come comportarsi per non diventare una vittima. Ad esempio, su come fare se si subiscono molestie nei luoghi di lavoro. «Nei casi di molestie in ambito lavorativo consiglio alle vittime di fabbricarsi prove, inviando mail al proprio capo in cui chiedere spiegazioni su comportamenti che possono essere ricondotti alla sfera del mobbing o registrando le conversazioni con i superiori e i colleghi che esibiscono un atteggiamento vessatorio nei loro confronti. Se si è abusati psicologicamente, invece, invito a non distruggere i messaggi scambiati con il proprio persecutore. Anche se non è alla persona offesa che spetta il compito di raccogliere prove».

Cosa dire, invece, a un donna vittima di violenza da parte del compagno? «Il contrario della violenza non è l'amore. E' il rispetto. Chiedetevi com'è il vostro amore. Se è un amore senza, senza carezze, senza passione, senza alternative allora forse non è amore. Se il vostro compagno non vi picchia però vi isola, vi deride, non è amore, è violenza psicologica. Se non avete subito il coraggio di denunciare comunque parlatene a un'amica, a qualcuno con cui cominciare a fare un percorso».

E a tutte le donne, per non cadere nella violenza, cosa direbbe? «Pensa a te! Riappropriati di quello che sei. Sembra un consiglio egoistico ma dobbiamo imparare a stare bene con noi stesse prima di tutto».

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