La ciclista Maila Andreotti e le accuse al ct azzurro: «Ci diceva: lascia la porta aperta. Poteva entrare anche se eri nuda»

Venerdì 11 Ottobre 2019
La ciclista e le accuse al ct azzurro: «Ci diceva: lascia la porta aperta. Poteva entrare anche se eri nuda»

Il mondo del ciclismo femminile italiano sta facendo i conti in queste settimane con quello che potrebbe diventare un vero e proprio scandalo. Tutto è iniziato lo scorso agosto, quando una decina di giovani atlete hanno denunciato molestie e bullismo da parte di team manager olandesi e belgi, con tanto di hashtag #metoocycling: e il caso ha avuto risvolti anche in Italia, con Silvio Martinello, ex ciclista azzurro, che ha affermato di aver segnalato questo tipo di episodi anche nel nostro Paese ma senza avere riscontri o provvedimenti nei confronti dei responsabili.

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In particolare sarebbe uno il tecnico azzurro nei guai, il ct Dino Salvoldi, responsabile del settore femminile: già nelle scorse settimane lo stesso Salvoldi era stato sentito dalla Procura federale. «Non vedo l’ora che l’incubo finisca», aveva detto. Nel mirino c’erano anche alcune presunte relazioni sentimentali dello stesso Salvoldi con varie atlete: con una di queste, avrebbe poi ammesso, era nato un amore. «Di innamorarsi capita a tutti, è la mia vita privata», si giustificò.

PARLA LA ANDREOTTI Oggi il Corriere della Sera ha intervistato Maila Andreotti, una delle ragazze sentite dalla Procura della Federazione: dopo aver conquistato 20 titoli italiani nel Keirin, una disciplina di ciclismo su pista, a un passo dalle Olimpiadi di Tokyo che sognava Maila, 24 anni, ha abbandonato il ciclismo. Una decisione che l’ha segnata, dato che in questa disciplina era una delle più forti.

Il motivo? Non sempre, secondo la Andreotti, le scelte che i responsabili della Nazionale facevano erano dettate dai meriti tecnici e sportivi. «A maggio 2012, avevo 16 anni, ai pre campionati europei juniores in Portogallo c’erano nuovi tecnici e massaggiatori». «Ebbi la sensazione che Salvoldi trattasse le ragazze in modo diverso - ricorda - il marcio l’ho visto la prima volta che ho incontrato un certo massaggiatore. Mi faceva domande strane, battute un po’ spinte, mi diceva ‘spogliati’ prima dei massaggi. Stava a guardarmi mentre mi spogliavo, mi sentivo a disagio».

Quel massaggiatore, ricorda Maila, le massaggiò «solo il sedere. Mi lamentai col mio allenatore dicendo che ne volevo un altro, non c’era una massaggiatrice nonostante alcune ragazze l’avessero chiesto. Ma finita la trasferta mi è stato fatto sapere che avrei dovuto farmi andar bene anche le cose che non andavano: sono stata lasciata a casa per due anni». «Non si tratta di costrizioni. Sono molestie psicologiche, ti mettevano in condizione di annullare te stessa».

Quanto a Salvoldi, «diceva: ‘lascia la porta della camera aperta’. E lui entrava, in qualsiasi momento, che tu fossi vestita o no». Da lui, specifica la Andreotti, «non sono mai stata molestata. Le ragazze che hanno avuto rapporti con lui erano tutte consenzienti». «Chiunque può innamorarsi - continua - non è un problema, ma lo diventa quando inizi a favorire chi è legata a te. Ricordo ragazze che piangevano perché venivano lasciate da parte per una che non era la più forte».

Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre, 10:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA