Centri Antiviolenza sotto schiaffo, Carfagna lancia l'allarme sui finanziamenti bloccati o in ritardo

Giovedì 18 Luglio 2019 di Franca Giansoldati

Periferia sud di Roma. Dietro un cancello spalancato si intravede il cortile di una anonima palazzina di quattro piani arredata con mobili dell'Ikea. Un regalo che l'azienda svedese ha fatto alla sede di questo centro antiviolenza. Tutto è curato e protetto. Ogni anno, solo da qui, oltre 500 donne hanno trovato un po' di serenità. Hanno varcato il cancello dell' Associazione Differenza Donna (www.differenzadonna.org) per un riparo temporaneo. Per sfuggire a un assurdo calvario. Le storie delle vittime sono un disco rotto. Minacce, botte, i bambini traumatizzati, ricatti economici, violenze psicologiche.

Il lavoro dei centri antiviolenza si è dimostrato fondamentale per fare emergere tante violenze che altrimenti resterebbero nascoste. Eppure nonostante l'utilità sociale questa ampia realtà comincia ad annaspare, fatica ad andare avanti e ormai è chiaro che sopravvive più per la tenacia delle volontarie che la fanno andare avanti a qualunque costo che non per i sostegni concreti che ricevono dallo Stato, troppo spesso distratto, inadempiente, sordo o in ritardo cronico nell'erogazione dei finanziamenti.

Il centro Differenza Donna, così come altri centri che sparsi in tutta Italia, si prende in carico le vittime sin dall'inizio e le accompagnano in tutto il percorso di fuoriuscita dalla situazione violenta con relativa assistenza psicologica e legale. «Solo che in Italia la nostra attività sta diventando molto più complicata rispetto alla Francia o alla Germania perchè le leggi esistenti non vengono applicate. Non serve aumentare la pena, come è stato fatto con il Codice Rosso, servirebbe cambiare la mentalità. Le leggi ci sono già. Semmai srve un piano nazionale concreto, che faccia prevenzione in modo continuo e capillare, si dovrebbe prevedere la parte riguardante l' implementazione» spiega l'avvocato Teresa Manente – una delle volontarie - che assieme alla presidente Elisa Ercoli e alla responsabile del centro, Alessia d'Innocenzo ha accolto la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna.

Nata quasi vent'anni fa la struttura della Ong Differenza Donna ha aiutato in tutto più di diecimila donne (con i loro bambini). Il tempo di permanenza medio calcolato è stato di 6 mesi, praticamente il periodo necessario per avviare dal punto di vista legale il percorso per la messa in sicurezza di mamma e figli da padri o compagni violenti. «Purtroppo esiste una sottovalutazione di questo problema. Manca in Italia una cultura capace di farsi carico delle vittime» sottolinea Carfagna. Ascolta e prende appunti e poi riassume quello che era stato fatto dal precedente governo che purtroppo giace ancora bloccato. «Colpa di questo esecutivo». Ricorda anche la mancata attuazione dei decreti per sbloccare i fondi destinati ai bambini vittime di femminicidi, ancora fermi al Mef.

La presidente del centro riferisce che dalla Regione Lazio arrivano circa 200 mila euro. Bastano a coprire ogni spesa, compreso il voucher per le donne ospiti. Molte dopo la denuncia escono da casa senza alcun sostegno economico, portandosi via solo i bambini e tanta paura. «Poichè i finanziamenti ci arrivano con enormi ritardi dal Dipartimento per le Pari Opportunità  (a titolo di esempio: dobbiamo ancora ricevere i finanziamenti che ci sono dovuti del 2016) abbiamo chiesto un prestito alla Banca Etica. Tutto è trasparente e documentato con grande precisione. Naturalmente la Banca Etica ci eroga il prestito sul quale paghiamo gli interessi che non sono previsti e nessuno ci rimborserà». Il quadro che delinea è piuttosto drammatico e proietta una luce negativa sulla capacità di comprensione del sommerso delle violenze domestiche in Italia da parte delle istituzioni. Lentezze, blocchi inspiegabili, misconoscimenti.

Eppure in Italia di femminicidio muore una donna ogni due giorni. L’assassino è di solito il marito o il compagno, oppure l’ex. In genere il reato si consuma fra le mura domestiche e che non conosce differenze sociali. I femminicidi sono solo la punta dell'iceberg di un fenomeno molto vasto e capillare relativo alle violenze domestiche visto che le denunce sono poche. Ci sono le donne che vengono malmenate, violentate, perseguitate ma per paura preferiscono sopportare.

Nelle stesse ora in cui Carfagna visitava il centro antiviolenze a Roma Sud, a Palazzo Chigi il ministro Giulia Bongiorno e il sottosegretario Vincenzo Spadafora illustravano alla stampa il piano antiviolenza. Il ministro della Pubblica Amministrazione ha annunciato l'arrivo di un «fondo anti-ostaggio, destinato alle donne vittima di violenza che hanno perso il lavoro e che vogliono allontanarsi temporaneamente da casa senza andare nelle case rifugio». 

Il sottosegretario Spadafora ha parlato di «un piano complessivo di 37 milioni di euro, 6 milioni in più dell'anno scorso, ma soprattutto un piano concreto. Abbiamo 30 milioni, 10 in più, per i centri antiviolenza e le case rifugio, abbiamo un fondo per le donne che vogliono uscire dalla casa o dalla famiglia in cui sono vittime di violenza, abbiamo soprattutto una task force insieme alla Guardia di Finanza per monitorare bene l'utilizzo delle risorse e un programma ad hoc per gli uomini maltrattanti». Per il momento, però, è tutto sulla carta. 

 

Ultimo aggiornamento: 19 Luglio, 08:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA