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Il rapper pro-femminicidio ammesso a Sanremo suscita l'ira della politica, dalle deputate Pd a Salvini

Domenica 19 Gennaio 2020 di Franca Giansoldati
Il rapper pro-femminicidio ammesso a Sanremo suscita l'ira della politica, dalle deputate Pd a Salvini

Il rapper dei ragazzini, Junior Cally forse non poteva sperare in una pubblicità migliore ma stavolta non si tratta proprio di una persecuzione politica nei suoi confronti, come afferma lui. La reazione dei politici che ha suscitato ha compattato destra e sinistra, ha accomunato le parlamentari del Pd al leader della Lega, Matteo Salvini. Tutti fanno notare che la canzone che è stata scelta per il Festival di Sanremo è di una violenza unica e brutale perchè riproduce e incita il maltrattamento contro le donne. Non è tanto politicamente scorretta, piuttosto è esempio di una cultura da estirpare, persino nelle parole, assecondando quanto è contenuto nella Convenzione di Istanbul che lo Stato italiano ha firmato e ratificato, assieme agli stati europei.

Lo sdegno e la preoccupazione sono comuni. Dalle deputate del Pd a Matteo Salvini: «Uno che incita all'odio e alla violenza contro le donne. Per un anno ho lavorato con Giulia Bongiorno per far approvare il codice rosso. Oggi leggo che la Rai e il più importante festival della canzone italiana, usando denaro pubblico, sdoganano femminicidio e stupro. Non ho parole: mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo».

Sul caso è intervenuto il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Alberto Barachini, con  una richiesta formale. «Qualcuno ha controllato chi saranno gli artisti che si esibiranno? L'Ad della Rai, Fabrizio Salini, faccia la propria parte invece di continuare a far finta di nulla. Si assuma le proprie responsabilita' sulla partecipazione di questo megafono contro le donne mascherato da pseudo rapper e sulle gravi affermazioni rese da Amadeus sul ruolo delle donne». 

Ultimo aggiornamento: 17:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA