Professionismo e parità salariale, anche l'Onu si schiera col calcio femminile. Girelli: «Noi siamo pronte». E domani Italia-Brasile

Lunedì 17 Giugno 2019 di Francesco Padoa
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Marta, fuoriclasse brasiliana testimonial di “Onu Women” per la parità salariale nel calcio

Oggi è il grande giorno. Italia-Brasile è da sempre la Partita con la P maiuscola. La storia del calcio. E che oggi a scendere in campo con la maglia azzurra siano le ragazze della ct Milena Bertolini, ne accresce ancora più l'interesse. Sara Gama, la capitana d'Italia, spera che una partita così evocativa per i tifosi di calcio aiuti anche ad aumentare l'interesse verso la nazionale femminile. «Italia-Brasile è importante nell'immaginario collettivo degli italiani e noi siamo contente che questa partita sia vista così e possa attirare ancora di più la gente verso di noi», dice con orgoglio.

C'è infatti una grande ondata di entusiasmo intorno a questa nazionale, a cominciare dalle ragazze che stanno dimostrando come il calcio femminile stia crescendo. «Ormai è una crescita inarrestabile e io spero che questo porti al riconoscimento del professionismo femminile»: le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Simone Valente. «È il momento giusto - aggiunge Valente - anche perché c'è una legge, ricordiamolo, che è attiva dal 1981 che riconosce il professionismo, basta solamente applicarla. Credo che il mondo del calcio debba farlo e dare una grande risposta. Non serve una legge ma la sostenibilità del sistema e dunque investimenti anche nel calcio femminile».

E le parole della super bomber azzurra Cristiana Girelli, dopo i tre gol realizzati contro la Giamaica, rinforzano sempre più il concetto. «Noi ci siamo sempre state, ma in Italia la donna deve sempre guadagnarsi rispetto e interesse. Questo un po’ ci fa sorridere e un po’ ci dà forza. Non vogliamo fermarci qua. Siamo contente, ma ora vogliamo dare tutto contro le brasiliane, che sono toste anche se hanno perso con l’Australia».

E il sottosegretario generale dell'Onu, la sudafricana Phumzile Mlambo-Ngcuka che è anche direttore esecutivo per l'uguaglianza di genere, rende omaggio a Marta, la fuoriclasse brasiliana. Lo ha fatto con un tweet in cui sottolinea che la campionessa sudamericana, che è testimonial di Onu Women, dopo aver realizzato il rigore contro l'Australia che ha fatto di lei l'unica donna ad aver segnato in cinque diversi Mondiali (16 gol in tutto, come Klose fra gli uomini), ha indicato il proprio scarpino su cui c'era disegnato il simbolo dell'equal pay, la parità salariale fra uomini e donne, per la quale anche Marta si batte da tempo. «Fate come la leggenda Marta, nostra ambasciatrice - ha twittato assieme alla foto di Marta il sottosegretario dell'Onu -, che ha preso posizione sul gap che c'è a proposito di equal pay fra uomini e donne. Fate il vostro gesto, fatevi fotografare e mandateci il vostro tweet».

Intervistata dai network del gruppo Globo alla vigilia della sfida contro l'Italia, Marta ha parlato proprio di questo, senza però dimenticare il tema azzurre. «L'Italia è una rivale difficile - ha spiegato Marta - ma nel nostro gruppo c'è fiducia e un ambiente sereno. Anche se con l'Australia abbiamo perso, abbiamo dimostrato di avere molte capacità e sono certa che daremo il nostro meglio e otterremo la qualificazione al turno successivo. Le azzurre faranno bene a non sottovalutarci, ma non credo che commetteranno questo errore».

Ma per lei il tema principale è un altro, quell'equal pay che le sta tanto a cuore e per il quale si batte da tempo. «È una lotta costante - ha spiegato Marta - ed è triste vedere che dobbiamo ancora fare certi gesti per ottenere ciò che chiediamo. Ma è una sfida generale, non riguarda solo il mondo del calcio, e bisogna portarla avanti. Ad esempio, io adesso devo rinnovare con il mio sponsor tecnico personale, e mi hanno offerto una cifra molto più bassa di quella che darebbero a un uomo. Ecco perché ho fatto quel gesto, per lottare per i nostri diritti. Fra gli ingaggi delle calciatrici e quello dei colleghi maschi c'è troppa differenza e ogni volta dobbiamo lottare sul campo per dimostrare chi siamo. Porto avanti questa 'battaglià anche per le generazioni future, per tutte quelle ragazzine che giocano al calcio e verranno dopo di me, affinché possano usufruire di una maggiore tranquillità e qualità del lavoro. Dobbiamo far capire che l'uguaglianza è necessaria». La pensa come lei la vincitrice del Pallone d'Oro donne, la norvegese Ada Hegerberg, che per protesta contro la mancata parità salariale ha deciso di disertare questi Mondiali. «E a me dispiace molto che non sia venuta - ha sottolineato Marta -: c'è bisogno di tutte noi per far vedere al mondo quanto sia migliorato il calcio femminile».

Ultimo aggiornamento: 18 Giugno, 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA