Calcio femminile, ct Bertolini: «In Italia ci sono ancora troppi pregiudizi»

Lunedì 21 Ottobre 2019 di Maria Lombardi
Barbara Bonansea e Milena Bertolini premiate dalla Stampa Estera

Milena Bertolini, ct della nazionale femminile di calcio, quando era bambina e giocava a pallone si doveva travestire da bambino. «Avevo i capelli corti, mi facevo chiamare Mario». Adesso è un'altra storia, le azzurre ai Mondiali hanno conquistato gli italiani, sette milioni davanti allo tv in prima serata.  «Un evento bellissimo e da lì bisogna partire per non disperdere tutto il patrimonio di questo Mondiale. Le ragazze sono state straordinarie, hanno preso a picconate una mentalità ancora arretrata. Adesso tante bambine chiedono di giocare a calcio». Tanta strada ancora da fare e tanto da cambiare, a cominciare dal linguaggio. «Sessista», lo definisce Bertolini. Lei viene ancora chiamata "Mister", «e non mi piace. Quando c'è da marcare un'avversaria le ragazze in campo urlano: uomo. Perché così sono abituate a fare sin da bambine. Vorrei un cambiamento nel linguaggio copiato dal calcio maschile. La terminologia è importante. Bisogna lavorare sulle giovani generazioni e dare un'identità al calcio femminile».

Elena Linari, difensore dell'Atlético Madrid e della nazionale italiana, ha parlato della sua omosessualità. In Italia - ha detto - sarebbe stato più difficile. «Credo che Elena sia stata brava e coraggiosa», dice Bertolini. «Questo aiuta altre ragazze e ragazzi che stanno vivendo questa situazione e che magari hanno paura ad esprimersi. In Italia c'è ancora una mentalità primitiva. L'abbinamento omosessualità e calcio femminile esiste dalla notte dei tempi, ormai siamo nel 2020. Se è possibile anche nel calcio maschile? Molto più complicato, ma se qualche ragazzo se ne uscisse allo scoperto avrebbe un impatto fondamentale e sarebbe importantissimo».

Milena Bertolini e Barbara Bonansea, attaccante Juventus e nazionale, hanno ritirato a nome di tutte le azzurre il premio Invictus dell'associazione Stampa Estera.  Campionesse, eppure le azzurre per la legge sono dilettanti. «Questo è un grave problema - sostiene Barbara Bonansea - non possiamo superare un tetto negli stipendi. Io non voglio guadagnare come un maschio, sono talmente tanti soldi che non riesco nemmeno a immaginarli. Lotto però per le  tutele che ci spettano». Anni e anni di calcio e poi alla fine della carriera le calciatrici si ritrovano senza nulla in mano. «Ci vuole una legge che preveda il professionismo», aggiunge Bertolini. 

I momenti più belli del mondiale. «Andare su Rai 1 alle 21 e portare 7 milioni davanti agli schermi e poi nella sfida successiva di pomeriggio contro l'Olanda arrivare quasi al record è stato straordinario», aggiunge la ct azzurra. «Ma il momento più emozionante è stato il gol di Barbara al 95' contro l'Australia».

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Ultimo aggiornamento: 19:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA