CORONAVIRUS

Un blog ha raccolto le paure delle donne durante il covid: «Saremo migliori? Sicuramente insonni»

Domenica 28 Giugno 2020 di Lorenzo Pulcioni

Storie di donne che hanno dovuto rinunciare alla carriera. Di bambini in preda a crisi isteriche. Di famiglie costrette a dividersi tra la routine in casa ed il lavoro, in smart working e spesso precario. Due psicologhe di Terni, che da tre anni vivono e lavorano a Milano, hanno deciso di creare un blog (www.gruppohito.com) per raccontare il lockdown e i disagi più nascosti del periodo di quarantena.

Così Laura Di Paoli e la collega Martina Bonaccini hanno raccolto le testimonianze da ogni regione d'Italia. Storie forti che raccontano come molte giovani madri si siano ritrovate a dover badare ai figli, senza poter contare su nonni e baby sitter, affrontando tavolta persino il senso di rifiuto e le crisi isteriche dei bambini. «Il blog nasce per affrontare varie tematiche legate al Coronavirus e per dare sostegno in un momento di particolare bisogno» spiega la dottoressa Di Paoli. E così raccolgono storie dalla Lombardia, dalla Sicilia, dalla Toscana e non solo.

«Volevamo raccontare l'esperienza di madri e bambini, maggiormente costretti a stare dentro casa, conciliando vita privata e lavoro». Per tutelare la privacy niente nomi, solo l'iniziale e la professione: «Le storie che mi hanno colpito di più sono quelle in cui le madri raccontano come hanno dovuto spiegare ai bambini più piccoli cos'era il Coronavirus. Storie di donne che da sole hanno retto il peso di una famiglia, dovendo badare ai figli e contemporaneamente lavorare in smart working. Senza poter contare sui nonni, ovviamente, e a volte dovendo rinunciare a un contratto di lavoro precario».

E c'è chi ha dovuto anche affrontare il rifiuto dei propri figli: «Mi ha colpito molto la storia di un'ispettrice di un impianto di raffineria che ha una bambina piccola di due anni. La bambina ha reagito in modo molto particolare, arrivando anche a rifiutare la mamma che lavorava sempre. Non capiva perchè la mamma poteva uscire mentre lei non poteva andare all'asilo e vedere i nonni. La bimba ha avuto una crisi isterica arrivando a strapparsi i capelli e ad ignorare i nonni durante videochiamate. Una reazione molto più comune di quello che si potrebbe pensare. Tanti bambini non riuscivano a spiegarsi cos'era successo».

Storie anche di lutti non elaborati, specialmente nei primi giorni dell'epidemia: «Senza funerale si fa difficoltà ad accettare che una persona non ci sia più. C'è chi pensava che i medici si fossero sbagliati. Ci sono famiglie che hanno visto i loro cari allontanarsi in ambulanza e non tornare più. La mancanza di un processo di elaborazione e condivisione è una cosa complicata. Ci hanno scritto anche donne che hanno partorito senza la vicinanza dei loro cari. Una ragazza ha abortito in completa solitudine, senza l'appoggio del compagno».

Sarà per questo che molti maturandi impegnati in questi giorni con gli esami dichiarano di voler fare il medico o l'infermiere? «Queste figure sono state elette a nuovi eroi della società, sono state idealizzate e vengono lette in chiave eroica. Molti ragazzi dopo quello che abbiamo vissuto vogliono rendersi utili».
Il Coronavirus ci renderà persone migliori? «Dipende molto dalle esperienze personali - conclude la dottoressa Di Paoli - statisticamente è aumentata l'insonnia e non è un caso. Ci vorrà tempo per smaltire l'impatto di quello che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo. L'incertezza non aiuta a livello psicologico, le persone cercano di andare avanti ma non è facile visto che si parla in continuazione di crisi economica, morti e malattie». Anche un blog, del resto, può essere utile a elaborare.

Ultimo aggiornamento: 14:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA