Dopo 100 anni la riscoperta di Emma Carelli, diva antifascista caduta in disgrazia perchè troppo emancipata

Venerdì 14 Febbraio 2020 di Franca Giansoldati

Emma Carelli, diva assoluta del teatro d’opera di inizio ‘900, soprano acclamata nei teatri lirici d’Italia, Europa e Sudamerica, stimata da Caruso, Toscanini, Gabriele D’Annunzio, ormai sparita dai radar per negligenza e perchè all'epoca era invisa al regime fascista e a Mussolini, viene riscoperta. A distanza di quasi un secolo questa figura di donna emancipata e modernissima  viene riscoperta in un film che arriva nelle sale italiane in occasione dell'8 marzo. Si intitola La prima donna, il film documentario di Tony Saccucci, con protagonista Licia Maglietta. Un film presentato per la Festa del Cinema di Roma e prodotto da Istituto Luce-Cinecittà in collaborazione con Teatro dell’Opera di Roma.

Ricca e colta borghese, Emma sposa a 21 anni Walter Mocchi, un sindacalista socialista rivoluzionario anarcoide fondatore con Arturo Labriola, della rivista L’avanguardia socialista. Visse a respirò in un ambiente intellettuale dove le donne lottavano per i loro diritti, e avere un ruolo nella società. Fu anche una manager teatrale molto abile. Mascagni, il grande compositore (fascista sfegatato) non la aveva in simpatia e anche per questo iniziò il suo declino in un mondo segnato pesantemente da una mentalità maschilista. Rapporti falsi della polizia politica, calunnie, denunce cominciano a circolare su di lei come avversaria del regime fascista che, a partire dal ’24, dopo l’assassinio Matteotti assume pienamente il volto feroce della dittatura. La storia di Emma Carelli racconta tanto maschilismo in una Italia fascista dove il modello ideale era quello di donna-madre.

Emilia Carelli raggiunge una fama enorme, e diventa la prima donna manager dello spettacolo in Italia, dirigendo il Teatro Costanzi di Roma. Emancipata, indomita, indipendente, negli anni Venti inizia a subire le gelosie e insidie dei colleghi uomini. E del suo ‘dossier’ si occupa anche Benito Mussolini, che esercita pressioni di potere sul Teatro Costanzi e fa seguire la Carelli dalla polizia segreta.

Un regime che controlla tutti gli ambiti della vita sociale e di certo non può tollerare tutte le libertà conquistate dalla Diva. L’epilogo è drammatico. A Carelli viene tolta la direzione del suo teatro, e in una congiura del destino perde anche l’amore del suo compagno.

Sola, isolata, derubata delle sue passioni, Emma perde la vita in un incidente d’auto nel 1928. L’anno che registra un alto numero di donne suicide. Emma muore come l’eroina di un melodramma, come la sua Tosca che aveva portato alla ribalta mondiale.

La sua storia, sottratta all’oblio degli archivi, è oggi attuale ed emozionante e parla a tutte le donne che lottano.

 

 

 Il dramma di Emma è la storia delle donne. E oggi il tema della parità di genere è la questione politica per eccellenza, tornata di prepotenza alla ribalta. Perché c’è un procedere della storia che appiana tutte le ingiustizie. È l’astuzia della Ragione, la forza della Destino. Dio è maschio, e femmina. 

Questo film risveglia un fantasma senza pace e senza giustizia, con Licia Maglietta a dargli corpo e voce di verità, per provare a capire dove va cercata una giusta pace [dalle note di regia di Tony Saccucci]

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA