Si è suicidata Sarah Hijazi, l'attivista Lgbt era stata stuprata e torturata in un carcere egiziano

Lunedì 15 Giugno 2020
Si è suicidata Sarah Hijazi, l'attivista Lgbt era stata stuprata in un carcere egiziano

«Ai miei fratelli e sorelle, ho provato a sopravvivere e ho fallito, perdonatemi. Ai miei amici, l’esperienza è dura e sono troppo debole per resistere, perdonatemi. Al mondo, sei stato davvero crudele! Ma io perdono». Le ultime parole di Sarah Hijazi, l'attivista Lgbt che si è suidicata domenica 14 giugno, all’età di 30 anni.
Nel 2017 era stata arrestata per aver sventolato una bandiera arcobaleno durante un concerto dei Machrou Laila (un gruppo libanese) al Cairo. In carcere era stata torturata e violentata, l'avevano rilasciata su cauzione. Ma la persecuzione nei suoi confronti non era finita, Sarah aveva dovuto lasciare il suo paese e rifugiarsi in Canada. Ha lasciato un biglietto d'addio, in cui chiede perdono.

Sarah aveva combattuto contro l'omofobia e per difendere le persone perseguitate nel suo paese per il loro orientamento sessuale. Si è esposta con corragio. Il 22 settembre 2017, durante il concerto dei Machrou Laila, Sarah e un suo amico, Ahmed Alaa, hanno sventolato la bandiera arcobaleno, un gesto intollerabile in Egitto. La foto era finita sui media e il leader religiosi avevano chiesto la punizione per i due attivisti.

 Sarah e Ahmed sono finiti in prigione, entrambi hanno subito torture e violenze, come hanno riferito i media locali. Sono stati rilasciati dopo pressioni internazionali e hanno trovato accoglienza in Canada dove ha continuato a battersi per i diritti della comunità lgbt. «Il cielo è migliore della terra - aveva scritto - e io voglio il cielo e non la terra»

 

 

 

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