Assassinata la giovane attivista Isabel Cabanillas nella “città che uccide le donne”

Giovedì 23 Gennaio 2020
Assassinata una giovane attivista messicana nella “città che uccide le donne”

Le hanno sparato al petto, in mezzo alla strada. Isabel Cabanillas, attivista messicana per i diritti delle donne, è stata uccisa a Ciudad Juarez, nello Stato del Chihuahua. Era scomparsa il 17 gennaio e l'hanno trovata morta il giorno dopo. Una lunga marcia è stata organizzata per chiedere giustizia e ricordare "La ragazza dei vasi", quelli che lei dipingeva e vendeva.

Il suo volto, come quello di molte altre giovani assassinate e abbandonate per strada o nel vicino deserto, è sui murales della “città che uccide le donne” – così viene chiamata Ciudad Juarez. Un'altra croce dipinta di rosa, sul marciapiede dove la giovane attivista è stata ritrovata. Sono centinaia nel raggio di pochi chilometri.

 

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«Isabel è stata uccisa perché era un’attivista - racconta un'amica della vittima a "Lifegate” -  una donna coraggiosa che credeva nella libertà e una femminista capace di denunciare la violenza e le ingiustizie. Era molto popolare e conosciuta, il suo omicidio è un chiaro avvertimento per noi.
 Il venerdì della sua scomparsa stava lavorando ad un murale in una zona che conosceva benissimo, ma mentre tornava a casa è stata fatta sparire. Abbiamo sporto subito denuncia e la mattina dopo abbiamo letto della notizia del ritrovamento di un corpo; dalla descrizione poteva essere lei, così abbiamo avvisato i familiari che poi si sono occupati del riconoscimento. 
Qui essere una donna è pericoloso, uscire per strada è pericoloso, cercare la libertà è pericoloso, essere povera è pericoloso. Ora siamo sotto shock, ma Isabel deve avere giustizia».

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 Secondo i dati della commissione messicana di Difesa dei diritti umani, solo nello stato del Chihuahua sono stati 258 i casi di femminicidio nel 2017, 49 tra gennaio e marzo 2019, ma sono molte di più secondo le associazioni delle madri che vedono sparire le proprie figlie poco più che bambine. La maggior parte delle vittime hanno tra i 15 e i 19 anni, spesso giovani operaie delle fabbriche che si trovano al confine dove comandano i narcos del cartello di Juarez.

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Secondo le amiche di Isabel il narcotraffico non c'entra. Per le attiviste dell’associazione Hijas de su maquilera madre, con cui Isabel lavorava, lei è stata colpita in quanto attivista per i diritti delle donne.

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