La resilienza, l'arma più potente delle donne per sopravvivere ai traumi peggiori

Giovedì 28 Novembre 2019 di Franca Giansoldati

La resilienza resta l'arma più potente che hanno le donne. Una risorsa talmente preziosa che consente loro di far fronte alle situazioni più atroci. L'Onu ha fatto partire una campagna choc, per fare capire come le carestie, le guerre, le violenze,o  i cambiamenti climatici siano caricati soprattutto sulle spalle femminili anche se sono le donne che riescono, nella maggior pate dei casi, a farvi fronte grazie ad una forza interiore e a una energia vitale impressionante.

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La campagna delle Nazioni Unite prende spunto dalla testimonianza di una donna centrafricana, Francoise Gbeko che narra il suo destino tremendo e, al contempo, la sua caparbietà nel ribaltarlo e garantire un futuro alle figlie. La resilienza, appunto. 

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«Mi chiamo Francoise Gbeko, ho 36 anni e sono una delle donne cristiane sposate con un musulmano. Vivevamo in armonia – cristiani e musulmani – fino al 2012 quando è scoppiata una guerra civile e una crisi interna che ha portato violenze, fame e carestie per 2 milioni e mezzo di persone».

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«Tutto è iniziato nel 2013. IO vivevo con mio marito e le mie due figlie che all'epoca avevano 8 e 15 anni. Vivevamo felicemente, in armonia con i nostri vicini fino all'arrivo delle milizie Anti Balaka». Da quel momento tutto precipita. «Un giorno un gruppo di miliziani sono entrati a casa nostra hanno violentato me e poi le mie due bambine. Hanno ucciso davanti ai miei occhi mio marito e mio padre. Mia figlia, quella più grande, vive ancora quei momenti con terrore. Ha riportato anche un trauma fisico per le violenze subite. Fummo costrette a lasciare il villaggio, perchè chi è vittima di uno strupro e sopravvive viene ancora stigmatizzata, un po' come se fosse una strega. Durante le nostre ore più cupe dicevo alle mie figlie che questo male poteva essere parte della vita, ma che bisognava resistere a tutte le sfide».

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Trasferitasi a Bangui, la capitale, Francoise, un giorno, assieme ad altre 40 donne ha creato una associazione per sostenere altre donne riuscendo ad ottenere un piccolo aiuto finanziario dalla comunità internazionale. «Questo mi ha permesso di avviare un piccolo negozio di compravendita di abiti e gioielli, li faccio fare in diversi villaggi e poi li vendo. Ho investito l'equivalente di 50 dollari e ho avuto un primo profitto di 33 dollari, e così sono andata avanti. Ora posso sostenere la mia famiglia e mandare a scuola le mie figlie». 

 

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