Putin, le vacanze segrete dell’oligarca nella villa (di Pesaro) che l’Italia non ha mai sequestrato

Sergej Matvienko è figlio di Valentina Matvienko, la terza carica della Russia (convinta sostenitrice della guerra a Kiev)

Putin, le vacanze segrete dell oligarca nella villa (di Pesaro) che l Italia non ha mai sequestrato
di Mario Landi
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Sabato 1 Ottobre 2022, 11:17 - Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 15:29

La villa, il lusso, la Russia l'Italia e un racconto straordinario. Sergej Vladimirovich Matvienko, classe 1973, è un ricco uomo d’affari che a fine estate si è concesso un lussuoso soggiorno a Pesaro, nelle Marche, al riparo da occhi indiscreti. È uno dei 500 uomini più ricchi di Russia. All’età di 36 anni collezionava proprietà per un miliardo di dollari. Un patrimonio di palazzi, aziende e contratti milionari siglati con lo Stato russo. Ma Sergej non è un businessman qualunque: deve la sua immensa fortuna alla mamma. Valentina Matvienko è la terza carica della Russia dove presiede il Consiglio Federale, la camera alta del Parlamento. Tra le persone più vicine a Vladimir Putin, è una convinta sostenitrice della guerra a Kiev: non a caso ha firmato gli atti per l’invasione dell’Ucraina. E nelle ultime settimane ha incoraggiato i referendum farsa per l’annessione delle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson. La storia è raccontata da “Linkiesta”.

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Più potente di un ministro, ricca quanto un oligarca. Già governatrice di San Pietroburgo, poi ambasciatrice. «È una funzionaria pubblica diventata miracolosamente miliardaria, un’icona della corruzione di Putin», spiega Maria Pevchikh, responsabile del dipartimento investigativo FBK, la fondazione creata dal dissidente russo Alexey Navalny. «Avete presente Silvio Berlusconi? È povero in confronto a Valentina», diceva qualche anno fa un emissario della Matvienko a Pesaro, dove è stata soprannominata “la zarina”. Nella cittadina marchigiana la donna di ferro del regime putiniano, sotto sanzioni, possiede una villa da sette milioni di euro con un parco di ventisei ettari immerso nella riserva naturale del Monte San Bartolo, a picco sul mare. Invisibile dalla strada e dall’Adriatico, ma con 650 metri di spiaggia privata. Una sorta di ambasciata ombra del Cremlino che negli anni ha accolto alti funzionari russi ed europei, ministri cinesi e manager internazionali. Tutto nella massima discrezione, tra feste in piscina e cene annaffiate da champagne.

Con l’invasione dell’Ucraina la residenza è finita al centro delle polemiche, anche perché la numero tre di Putin è oggetto di sanzioni internazionali. Troppo vicina allo zar per passare inosservata. Guardia di Finanza e Procura della Repubblica hanno studiato il caso per mettere i sigilli alla proprietà, formalmente intestata a un’azienda chiamata Dominanta. In riva all’Adriatico sono arrivate troupe televisive italiane e straniere. I gestori della villa si sono innervositi. Un drone di Mediaset che volava sul parco dei russi è stato abbattuto attraverso un sistema di interferenze. A marzo polizia e carabinieri hanno cominciato addirittura a presidiare le strade limitrofe. Scene mai viste in una provincia solitamente tranquilla. Ma dopo alcune settimane di clamore è sceso il silenzio. Non si è saputo più nulla del sequestro della villa, ventilato più volte ma mai realizzato. Così nella seconda metà di agosto Sergej Matvienko è tornato nell’amata residenza di famiglia per trascorrere una vacanza insieme a un gruppetto di ospiti.

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L’uomo d’affari, che a Pesaro gira in Rolls Royce e frequenta la spiaggia dell’Excelsior, unico hotel cinque stelle della città, questa volta si è mosso in incognito. Le autorità locali erano informate del suo arrivo, ma la notizia è rimasta riservata per evitare tensioni. La comunità ucraina pesarese, 1.500 persone, è comprensibilmente inquieta. Mentre il Paese viene invaso e bombardato, una famiglia vicinissima al Cremlino va in villeggiatura. Sergej Matvienko non ha i crucci dei suoi connazionali alle prese con il dramma della mobilitazione forzata. A Pesaro si è goduto la villa da 800 metri quadri. Accompagnato probabilmente da alcune guardie del corpo, verso ferragosto era cena nel suo ristorante preferito, Gibas. Crudi di pesce e vino bianco con vista panoramica sul mare. La solita mancia generosa lasciata sul tavolo.

 

D’altronde a Pesaro la famiglia Matvienko non bada a spese. In tempi non sospetti finanziava i fuochi d’artificio della festa del Porto. Nella villa sul San Bartolo, luogo di grandi relazioni, hanno provato anche a costruire un eliporto e un bunker. «Quando venivano facevano direttamente la spesa in cantina, compravano Sassicaia e Tignanello oltre ai vini francesi», racconta chef Lucio Pompili, titolare del ristorante Symposium, già stellato Michelin.

Ora non si fanno più le feste di una volta, ma la villa dell’oligarca resta a completa disposizione della famiglia Matvienko, nonostante le misure adottate dall’Unione Europea nei confronti di chi fiancheggia Putin nella guerra all’Ucraina. In sette mesi di invasione le autorità italiane non sono riuscite a sequestrare il buen retiro pesarese di Valentina Matvienko. Un caso clamoroso, peraltro nelle settimane in cui qualche leader politico si interroga sull’opportunità di mantenere le sanzioni contro Mosca. La villa pesarese dell’oligarca fuga ogni dubbio: le uniche sanzioni che non funzionano sono quelle che ancora non sono state adottate.

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