Da Pesaro al campo profughi di Idomeni «Dove l'Europa è lontana»

Lunedì 2 Maggio 2016 di Luca Fabbri
Da Pesaro al campo profughi di Idomeni «Dove l'Europa è lontana»

“Scrivevo post, condividevo articoli sul dramma dei rifugiati. Dopo un po' ho pensato fosse meglio agire. Fare qualcosa”. Musli Alievski è un ragazzo 28enne nato in Macedonia ma cresciuto a Pesaro. Ha un profilo Facebook molto seguito. Parla di politica, attualità e soprattutto dell'emergenza migranti. Si fa chiamare Mark Lenders. Un giorno decide di agire in prima persona. Con un post sul social organizza una raccolta di beni e alimenti per i profughi che lui porterà personalmente al campo di Idomeni, ubicato al confine tra la Grecia e la Macedonia. Rispondono in tantissimi all'appello. Tra loro anche il 43enne pesarese Andrea Zucchi. Decide di accompagnare Musli. Comincia il viaggio. A bordo di un furgoncino carico di generi alimentari e vestiti.

Cosa avete portato a Idomeni?
“Grazie all'appello su Facebook abbiamo raccolto tante scarpe – rispondono Alievski e Zucchi - Latte in polvere. Omogeneizzati. Prodotti alimentari inscatolati. E vestiti estivi”.

Tante persone hanno raccolto il tuo invito. Chi sono?
“Persone da tutta Italia: dalla Sicilia al Trentino fino alla Sardegna”. 

Quanto è durato il viaggio?
“Abbiamo preso il traghetto ad Ancona: 16 ore e siamo arrivati in Grecia. Poi da lì ci abbiamo messo 4 ore per arrivare ad Idomeni. Siamo partiti mercoledì 20 aprile e domenica 24 aprile eravamo di ritorno”.

Perché proprio Idomeni?
“Perché è il campo profughi più grande in Grecia. E forse più grande d'Europa. Sono stati ospitati fino a 14 mila profughi mentre adesso sono più o meno la metà”. 

Da dove provengono i migranti?
“Siria, Iraq, Kurdistan, Afghanistan”. 

Cosa vi siete trovati davanti una volta varcata la porta del campo?
“Disperazione. Tanta sporcizia. Un odore terribile. Bruciano qualsiasi cosa per scaldarsi e cucinare. Compresa la plastica”.

In che condizioni igieniche vivono?
“Terribili. E' un inferno. Ci sono 10 bagni chimici per 7 mila persone. Si creano latrine a cielo aperto. Le donne partoriscono dentro delle tende che con un filo di vento possono volare via. Alcune mamme hanno preparato il latte in polvere con acqua non sterilizzata e diversi bambini si sono ammalati di epatite. Vivono in condizioni disumane”.

Cosa vi lascia questa esperienza?
“Siamo rimasti scioccati nel vedere una mamma che, dopo aver partorito dentro una tenda grazie all'aiuto di Medici senza Frontiere, non riusciva ad allattare la propria figlia. Era denutrita e non aveva latte. Siamo andati a fare la spesa per sfamarla. Non c'è un presidio sanitario dentro il campo profughi”.

Come vengono accolti i volontari?
“Bene. Ci sono tantissimi volontari a Idomeni. Anche se ultimamente le Forze dell'Ordine sono molto rigide nei controlli anche nei loro confronti. Sembra quasi li vogliano scoraggiare”. 

A Idomeni c'erano 14 mila persone. Ora 7 mila perché?
“Perchè non si può vivere in quelle condizioni disumane per lungo tempo. Molti tornano da dove sono venuti. Sia la Siria o l'Iraq. Altri provano a comprare passaporti falsi e ad entrare in Europa. Altri ancora provano a attraversare le montagne. Quasi mai nessuno ci riesce”. 

Tornerete a Idomeni?
“Si. Anzi vogliamo coinvolgere tutta la città per organizzare una raccolta fondi. Tutti i giovani e le persone con pregiudizi nei confronti dei migranti dovrebbero vedere cosa succede a Idomeni. Quella non è Europa. E' il terzo mondo. Non è umano”.  

 

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