Fano, le mogli telefonano in Commissariato: scoperta casa di squillo cinesi. Identificati i clienti

Giovedì 21 Aprile 2016 di Osvaldo Scatassi
Il commissariato di Fano

Lanterne a luci rosse in un’anonima casa su due piani alla periferia sud di Fano, nella zona di Madonna Ponte. Denunciate dalla polizia le due presunte tenutarie, che avevano organizzato il giro di prostituzione dal maggio scorso. Espulse come clandestine altre tre donne di età compresa tra 40 e 47 anni. Sono tutte e cinque cinesi, ma sui siti Internet e sui fogli di annunci commerciali si dichiaravano giapponesine. Una civetteria per attirare l’attenzione dei possibili clienti, sfruttando il mito della geisha. Per molti clienti il fascino del tocco chic ed esotico, però a prezzi popolari, evaporava appena all’interno dell’alcova a pagamento: salviettine e profilattici usati un po’ ovunque, in un’impressione complessiva di scarsa pulizia. All’esterno una presenza discreta, si potrebbe dire. Gli abitanti della zona ricordano solo due donne dai tratti orientali, sempre le stesse, che uscivano di casa la mattina presto per fare la spesa. Con ogni probabilità le maitresse che s’incaricavano di riempire la dispensa per tutte. Colpa dei clienti, dunque, se la casa d’appuntamenti è stata scoperta così presto insieme con il suo giro di sfruttamento. Alcune mogli sono state insospettite da qualche licenza troppo sfacciata dei rispettivi mariti e così è iniziata una girandola di telefonate allarmate al commissariato. E quando il vice questore Stefano Seretti ha disposto controlli sotto traccia sul via vai che riguardava il lupanare, i poliziotti hanno cominciato con l’identificare i clienti. «Alcuni di loro hanno riferito di essersi allontanati senza consumare, avendo riscontrato scarsa igiene nei locali», specifica una nota della Questura. Gli agenti si sono finti clienti a loro volta per entrare nella casa lungo la statale Adriatica, trovando salviette, profilattici di marca cinese, luci soffuse, una funzionale suddivisione degli ambienti e, dettaglio curioso, un sintetico vocabolario per le tre donne sfruttate, che parlano a malapena l’italiano, con frasi di circostanza per un minimo di conversazione e per chiedere chiarimenti sul tipo di prestazione richiesta. Il tariffario variava dai 30 ai 50 euro. Le due presunte madame hanno regolari permessi di soggiorno. In precedenza erano state tenute sotto controllo nel Riminese e nel Maceratese, sempre per questioni legate al meretricio. Dagli accertamenti della polizia risulta che siano state proprio loro a organizzare l’attività, quindi sono state denunciate all’autorità giudiziaria per sfruttamento della prostituzione. Avrebbero approfittato dello stato di clandestine in cui si trovavano le altre tre connazionali. Il fanese proprietario della casa, un commerciante in pensione sulla settantina, è stato invece segnalato all’Agenzia delle Entrate per avere affittato l’immobile senza il regolare contratto e per aver percepito da almeno un anno, senza dichiaralo, un introito di mille euro al mese. Probabile anche la sanzione amministrativa per non avere dichiarato all’autorità le presenze nell’abitazione. La polizia ritiene che il ricambio di donne fosse piuttosto intenso.

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