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Fermo, l'ultrà che uccise un migrante in strada può tornare a casa

Fermo, l'ultrà che uccise un migrante in strada può tornare a casa
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Martedì 13 Settembre 2016, 14:17 - Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 15:00

Il gip di Fermo, Marcello Caporale, ha concesso, su richiesta dell'avvocato difensore, gli arresti domiciliari a Amedeo Mancini, l'uomo accusato di omicidio per la morte del migrante nigeriano richiedente asilo Emmanuel Chidi Namdi, avvenuta il 5 luglio scorso a Fermo. Per la scarcerazione dell'uomo occorre però attendere l'arrivo del braccialetto elettronico.

A Fermo in molti sembrano a favore di Mancini, mentre intanto Chyniere, la vedova di Emmanuel, ha già lasciato la città: dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno, è stata trasferita a Pescara dal centro d'accoglienza dove risiedeva col marito prima dell'omicidio. Il dramma aumenta anche a causa di intoppi burocratici che impediscono lo spostamento in Nigeria della salma di Emmanuel, attualmente sepolto nel cimitero di Capodarco.

Don Vinicio Albanesi non ci sta e critica la decisione del gip. Il presidente della Comunità di Capodarco e della Fondazione Caritas in veritate, che aveva accolto Emmanuel e la moglie, ha annunciato: «Mi costituirò parte civile per danni ai beni immateriali: la dignità, i diritti, il rispetto della persona umana. Con la polemica giudiziaria si dimentica il tema centrale, che è la morte di Emmanuel. Qui a Fermo la gente sembra averlo già dimenticato, come se niente fosse».

Don Albanesi, peraltro, qualche giorno fa ha fatto visita a Mancini in carcere: «È un ragazzo semplice. 'Mi dispiace che ti abbiano attaccato, ma io ti voglio benè, mi ha detto - racconta il sacerdote -. E anche io, se lo posso aiutare...lui e i due bombaroli», aggiunge, riferendosi agli altri due ultrà fermani accusati di aver messo delle bombe artigianali davanti ad alcune chiese del Fermano, tra cui una di cui è parroco don Vinicio.

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