Sentinella della pioggia, ecco la ventesima puntata

Lunedì 26 Agosto 2019 di Tatiana de Rosnay
Sentinella della pioggia, ecco la ventesima puntata

Linden si ferma davanti all’ufficio del professor Magerant, sperando di vederlo. La sua assistente gli dice che il professore è ancora in sala operatoria. Mentre aspetta, da un’altra stanza viene fuori Dominique, la maglia in mano. Le dice che è allarmato per le condizioni del padre, e lei annuisce. Si è accorta anche lei che è peggiorato. Adesso andrà da Paul. A Linden non dispiace? Linden dice certo che no. Si siede su una sedia e manda un sms a Sacha. Dopo pochi minuti riappare Dominique. Ha la faccia paonazza.
“Suo padre ha bisogno che vada a prendergli una cosa.”
Confuso, Linden chiede cosa intende. Spiega che c’è una cosa che Paul vorrebbe che Linden andasse a prendere dalla casa nella Drôme. Linden la guarda. Che cosa? Lei dice che non lo sa. Scrive le parole di Paul su un pezzo di carta, che gli passa. Sbalordito, Linden legge: Tiglio più alto. Buco ricoperto dove prima c’era ramo morto, a metà tronco, a sinistra guardando la valle. Chiedi aiuto a Vandeleur. Domanda di nuovo quale sia l’oggetto. Dominique scuote il capo. Paul non l’ha detto. Linden la guarda diffidente. Paul non riesce a parlare, come fa a sapere queste cose? Lei risponde serena, dicendo che sa parlare; è difficile capirlo, ma lei sa farlo. Chiede a Linden chi è Vandeleur. Il giardiniere, le dice lui. Lavora lì da anni. È una persona di cui il padre si fida. Aspettano che le infermiere vadano via prima di entrare in camera. Rimasti soli con Paul, Dominique indaga sull’oggetto nell’albero. Il volto pallido di Paul sembra sempre più piccolo, ma dalla bocca viene fuori un suono. Paul lo ripete più volte, ma Linden continua a non capire. Dominique annuisce. Dice che è una scatola. Una scatola di metallo dentro l’albero. Il padre vuole che vada a prendere una scatola nascosta in un albero? Adesso? Sì, vuole che Linden gliela porti appena può. Dice che è molto importante. Linden guarda il padre. Gli occhi azzurri risplendono intensi. Non c’è modo di sottrarsi a quello sguardo. Annuisce, dice a Paul che prenderà le chiavi di casa da Lauren, affitterà un’auto, e si metterà in viaggio.
Con sua sorpresa, Linden affitta facilmente un’auto alla stazione di Montparnasse. Gli viene detto che è perché i turisti sono tutti andati via. Ci metterà un po’ a uscire da Parigi. In albergo, Lauren dà le chiavi di casa al figlio. Non sa niente della scatola nell’albero; né ne sa niente Tilia. È quasi mezzogiorno. Se non c’è traffico, ce la fa a essere a Vénozan per le sei. A quell’ora sarà buio, e sarà difficile trovare l’albero, dice Tilia. Lauren dice che una volta arrivato dovrebbe fare una bella dormita e ripartire l’indomani mattina. A Linden sembra una buona idea. Lauren gli dà il numero di Vandeleur e quello di Nadine, la signora che si occupa della casa. La chiamerà e le chiederà di accendere il riscaldamento in camera sua, di mettere lenzuola pulite nel suo letto e lasciargli la cena in frigo. Linden prende il cellulare, la Leica e un cambio d’abiti. Le saluta mentre lo guardano allontanarsi in auto.
Mentre guida un senso di colpa arriva inaspettato. Ha fatto bene a partire così, senza nemmeno parlare con il professor Magerant? E che diamine c’è in quella scatola? Perché è dentro l’albero? Da quanto tempo? A metà strada si ferma per un panino e un caffè. Mancano tre ore a Vénozan.
Nell’avvicinarsi a Lione, il traffico si fa più intenso e la pioggia scompare, regalandogli il primo scorcio di cielo azzurro da sette giorni. Dopo un fiacco attraversamento della città, il traffico torna scorrevole. Mancano solo due ore. La luce sta scemando. Linden è stanco ma vuole andare avanti. Quando all’altezza di Montélimar lascia l’autostrada, è notte. Mistral chiama per dire che Paul dorme e che Tilia ha parlato con Magerant: Paul inizierà una nuova terapia, al momento non c’è bisogno di operare.
Quando parcheggia vicino alla casa, l’aria fredda della notte profuma di muschio, legna e terreno umido. Apre la porta d’ingresso. Non è cambiato nulla. Potrebbe tornare indietro nel tempo, in un attimo. L’ingresso è caldo, grazie a Nadine. La tavola in cucina è apparecchiata. In frigo, per lui, zuppa fresca, ratatouille, pollo, riso e una fetta di tarte aux pommes.
Linden ricorda che qui i cellulari non prendono. Il soggiorno è gelido, così si sposta nell’ufficio del padre mentre la cena si riscalda. Sente l’odore acre del tabacco. A una parete è appesa la foto che Linden ha scattato a Versailles. Tra i vinili di Bowie allineati con cura, sceglie Blackstar. Accende lo stereo. La musica incalza, opulenta e intensa, costruita su armonie audaci, intervallata da brusche esplosioni di strani effetti sonori. Nell’ascoltare, i ricordi vengono in superficie alla rinfusa, e lui non li respinge. Paul che gli insegna a guidare. Paul, inginocchiato davanti al camino, che mostra come si fa ad accendere un bel fuoco. Paul che gli insegna a nuotare, i pollici del padre sotto le sue ascelle. Sì ricorda di quella volta che avevano fatto una gita insieme, loro due, sul monte Lance. Dopo ore di arrampicata erano arrivati in cima, il paesaggio era magnifico. Paul disse che tutto sembrava calmo, sereno, no? Linden annuì. Poi il padre disse qualcosa che lui non dimenticò mai. Quando la natura si arrabbiava non c’era niente che l’uomo potesse fare.
Che significato avrà quella scatola? Perché il padre vuole che vada a prenderla?
Linden va in cucina a prendere la cena, poi torna nell’ufficio di Paul a mangiare.
Il suono del telefono lo fa sussultare. È la madre che si assicura sia arrivato sano e salvo. Dice di aver chiamato Vandeleur, verrà l’indomani mattina. Paul ha avuto una giornata serena, ma sembra sempre molto stanco. È preoccupata.
Quando finisce di parlare con la madre, usa la linea di casa per chiamare Sacha al cellulare. La chiamata viene dirottata alla segreteria, strano, il cellulare di Sacha è sempre acceso. Prova a chiamare in ufficio, gli risponde la sua assistente. Quella mattina non ha ancora visto Sacha. No, non ci sono incontri fuori ufficio previsti per Sacha quel giorno. Linden riaggancia, un po’ seccato. Nei quasi cinque anni della loro relazione, non ha mai tradito Sacha. Spera e crede che per lui sia lo stesso. Adesso, con una nuova fragilità che mina le fondamenta del suo mondo, se lo domanda. Richiama al cellulare, chiede a Sacha di chiamarlo a Vénozan. Ci sono molte cose che vuole condividere con lui. Come farà a spiegare a parole la sensazione che ha provato quando ha capito che il padre lo ama? È stata la sensazione più bella e preziosa che ha mai provato.

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