Sentinella della pioggia, ecco la quindicesima puntata

Domenica 18 Agosto 2019 di Tatiana de Rosnay

Linden resta a lungo in piedi sotto la doccia. Questo viaggio a Parigi sembra averlo lacerato, strofinando sale su vecchie ferite, creandone di nuove. È travolto dalla malinconia. Mentre si veste prova a riprendersi, ma non riesce a non pensare al padre in ospedale, all’incidente di Tilia, al sesto piano da cui si è buttata Candice.
Riceve un sms di Sacha: Non posso immaginare quello che stai vivendo. La tua foto su Twitter è irreale! Come sta tuo papà? Ti amo.
Sorpreso, Linden controlla il suo feed di Twitter ed è vero: c’è lui sulla barca del comune, circondato dall’acqua, la sciarpa tirata su per proteggersi dalla puzza, la Leica in mano. Sembra un fotografo di guerra, trasmette disperazione e tragedia. Quella ragazza l’ha scattata dalla barca della stampa ed è stata ritwittata centinaia di volte.
Bussano alla porta. Quando la apre, trova la madre in corridoio, pallida ma in piedi. Ha il viso più smunto, gli sorride. Vuole sapere tutto di Paul. Linden non deve nasconderle niente.

Non le dice quanto sia straziante il volto del marito; le parla solo della trionfante incandescenza degli occhi di Paul, del come abbiano comunicato per strizzate di mano. Fa del proprio meglio per rassicurarla, le spiega che la situazione di Paul è stabile, ma che devono aspettare per saperne di più.

La madre sembra il fantasma della vecchia se stessa. Come si sente? domanda Linden. Molto meglio. Sembra che Lauren sia sul punto di dire dell’altro, ma poi esita. Si alza, gli passa una mano tra i capelli, come faceva quando era piccolo. Oh, c’è un altro problema. C’è Colin di sotto. Con un rapido gesto, mima l’ubriachezza dell’uomo. Tilia non vuole scendere giù a parlargli.

Quando Linden arriva nella lobby, Colin ciondola da solo sul divano, il viso avvampato. Linden riesce a sentire l’odore dell’alcol anche se è a metri di distanza da lui. La voce di Colin esplode nella stanza. Linden lo sa che quell’idiota di sua sorella non è nemmeno scesa? Non vuole cenare col marito; è chiedere troppo? Fa la musona in camera sua con la figlia, due stupide vacche. Non gliene importa un fico secco. Con quelle due ha chiuso. Si è stancato di tutti i Malegarde.

Del loro atteggiamento, della loro intollerabile altezzosità. Pensano che non sia alla loro altezza, giusto? Lo guardano sempre dall’alto in basso, facendolo sentire una merda. Imbarazzata, la receptionist, Agathe, lancia loro un’occhiata. Un po’ più in là, c’è qualche altro cliente ad assistere alla scena. A Linden è rimasta poca pazienza. Dice conciso che Colin dovrebbe andare via. Tilia non vuole vederlo in quello stato. Andarsene? Linden farebbe meglio a zittirsi. Perché dovrebbe prendere ordini da lui? Farà quello che gli pare; aspetterà lì fintanto che quell’idiota grassona di sua moglie si deciderà a scendere, e a quel punto saprà cosa dire. Le dirà esattamente cosa pensa dell’intollerante famiglia Malegarde. Cristo santo, ha fatto tutta questa strada, è venuto da Londra, per lei, per suo padre, e come viene ricambiato? Vaffanculo, tutti quanti. Non ha paura di Linden. Perché mai dovrebbe avere paura di una checca? Le checche non fanno paura a nessuno.

Senza dire una parola, Linden si avvicina a Colin, lo afferra per il bavero del cappotto; lo tira su senza pietà, costringendolo ad alzarsi in piedi. Ehi, quindi Linden sta giocando a fare l’uomo, è così? È così che fa con i suoi fidanzati? Fa il duro? Scoppia a ridere. Potrebbe togliergli quelle luride zampe di dosso? Linden lo trascina fuori dalla porta, impresa non facile, dato che Colin è alto quasi quanto lui, e probabilmente pesa di più, ma è fomentato dalla rabbia.

“Che diamine stai facendo?” la voce di Tilia gli esplode nell’orecchio.
Non si vede cosa sta facendo? Sta sbattendo il marito fuori dalla porta, ecco cosa sta facendo, e lo spinge nel fango, a cui appartiene, fuori nella pioggia. Così si schiarisce le idee. Sente le dita impotenti di Tilia sul braccio mentre trascina Colin di fuori, nelle tenebre bagnate, con le gocce di pioggia che picchiettano intorno a loro. Colin grugnisce e borbotta qualcosa di incomprensibile, mentre Linden gli urla di stare zitto. Tilia guarda stupefatta; non ha mai visto il fratello così arrabbiato. Sbatte Colin contro il muro, tenendogli su la testa così che Colin possa vederlo malgrado la pioggia. Lo afferra dal mento. Linden parla piano e scandendo le parole, come se Colin fosse un bambino ottuso di cinque anni. È facile, ed è così che funzionerà: Colin andrà dagli amici che lo stanno ospitando, subito, e resterà lì. Se dovesse tornare, e se si ripresenta ubriaco, allora se ne pentirà amaramente. Un taxi libero avanza lentamente, una visione miracolosa e inaspettata. Linden fischia e lo ferma. Aprendo lo sportello, cerca di infilare il cognato nell’auto, ma Colin scivola sul marciapiede bagnato e finisce per terra, dimenando i piedi nell’aria in una caduta scoordinata e comica.

Ci vogliono cinque minuti buoni per rimetterlo in piedi e con l’aiuto di Tilia spingerlo sul sedile posteriore. Il tassista dice conciso che in quelle condizioni non porterà quel tizio da nessuna parte. Esasperata, Tilia cerca i soldi nella tasca posteriore, gli allunga cinquanta euro, che è molto di più della tariffa normale. Guardano l’auto allontanarsi sotto la pioggia, poi si guardano tra loro, bagnati fradici, Linden che ancora esplode di rabbia. Ovviamente Colin è stato lì tutto il giorno, spiega Tilia. Non voleva vederlo, nemmeno per sogno. Lui l’aveva presa male. Sì, era stata severa con lui, ma che altro poteva fare? Con che coraggio si era presentato in quello stato? Grazie a Dio la madre non lo aveva visto. E quella caduta! Lo imita, barcollando all’indietro. Linden l’afferra per una manica.

E poi comincia. Non riescono a trattenersi, proprio come quando erano bambini: ridono; una risata incontenibile, deliziosa, incontrollabile. Si appoggiano l’uno all’altra, le bocche aperte a prendere fiato, piegati in due, le pance inarcate, incuranti della pioggia e del freddo. Povero Colin, come poteva immaginarselo? Era stato uno spettacolo! Avrebbero dovuto riprenderlo. Sghignazzano così forte che i passanti vengono contagiati e ridacchiano. L’ilarità scaccia via la belligeranza. Linden viene pervaso da un piacevole senso di benessere. Non si sentiva così sereno da giorni. Fratello e sorella finiscono per abbracciarsi, stringendosi forte.
“Ti voglio bene, bullo,” gli bisbiglia Tilia, appoggiandosi al suo petto.
“Anch’io, pupa.”
Ed è la prima volta in assoluto che si dicono quelle parole.

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