Sentinella della pioggia, ecco la diciottesima puntata

Lunedì 26 Agosto 2019 di Tatiana de Rosnay
Sentinella della pioggia, ecco la diciottesima puntata

In questa zona di Parigi non c’è più illuminazione pubblica. Il motoscafo aspetta in mezzo alle tenebre. Il bagliore dei fari guida Linden e Oriel lungo le passerelle di metallo di rue de Bourgogne.
Ad accoglierli, tre poliziotti: il comandante, Bruno Bouissy, e due ausiliari.
Bouissy dice che per la seconda volta di fila sono state denunciate bande di saccheggiatori nel distretto. Il settimo arrondissement è un quartiere benestante; per questo i ladri lo hanno scelto. Gran parte degli appartamenti è stata evacuata, ma restano alcuni abitanti irriducibili. Le linee telefoniche non sono più attive, i cellulari non funzionano, per cui anche sentendo i ladri è impossibile chiamare la polizia. L’unico modo per beccarli e catturarli è pattugliare le strade in barca, incessantemente, ma non ci sono gommoni e uomini a sufficienza.
Salendo sul motoscafo, Linden si accorge che ha smesso di piovere. È la prima volta da quando è arrivato.
L’aria è gelida, appesantita dal puzzo di putrefazione e di fogne. Il comandante dice loro che non ha mai visto niente di simile in tutta la sua vita. La Senna ha alterato il paesaggio, inghiottito le aeree intorno alle banchine, i parchi e le strade, trasformando i posti, ridisegnando le mappe.
A un certo punto la barca plana a sinistra in rue Surcouf. Perché qui? si chiede Linden. Perché in questa strada? Questi giri in barca lo riportano sempre a storie mai raccontate di dolore e rimpianto. Prima Candy, ora Hadrien. Non riesce a leggere i numeri sulle porte, ma sa che è il numero 20. Il comandante Bouissy spiega che il livello del fiume, paragonato alle altre strade, qui è altissimo. I parigini con case al pianterreno qui hanno l’acqua fino al soffitto. Il poliziotto illumina con i fari le facciate degli edifici, e malgrado Linden segua con lo sguardo i cerchi gialli di luce non vede niente.
Ha di nuovo diciannove anni. Terzo piano, porta sulla destra. La setosità della pelle di Hadrien, il calore della sua bocca. Non ha dimenticato nulla. Una mattina un ragazzo era entrato nel laboratorio di fotografia dove lavorava. Aveva più o meno la sua età e un sorriso adorabile. Sembrava timido, non lo guardava negli occhi. Era lì per fare duplicare delle foto. Più tardi, quando Linden era uscito dal laboratorio, aveva visto il ragazzo aspettarlo un po’ più avanti. Così era cominciata. Tra le braccia di Hadrien sentì come se avesse trovato un posto segreto dove essere al sicuro. Si rividero più volte, sempre da Linden. Hadrien abitava ancora con i suoi e non aveva detto loro di essere gay. Studiava storia alla Sorbonne. Era figlio unico. Un ragazzo gentile e coscienzioso. Linden non si sentiva più solo. A volte parlavano di futuro. Hadrien temeva la reazione dei genitori; non si sentiva pronto a dirglielo. Il padre faceva spesso commenti omofobi.
I ricordi di Linden vengono interrotti dal crepitare del walkie-talkie. La polizia ha beccato una banda in flagrante dalle parti di rue Malar.
Linden vede la porta del numero 20. La mattina in cui è successo i genitori di Hadrien erano in vacanza. Loro pensavano di essere al sicuro. Non immaginavano che sarebbero rientrati prima. Nessuno dei due li sentì entrare. Dormivano, nudi, abbracciati. La prima cosa che Linden sentì fu un urlo strozzato. Aprì gli occhi e vide lì in piedi un uomo e una donna di mezza età. Scandalizzati. Il padre, con il volto paonazzo, diceva loro quanto li trovava disgustosi; erano delle checche luride e schifose. Linden e Hadrien scesero dal letto, arretrando dietro al torrente di insulti; si vestirono di fretta. Le lacrime che scorrevano sul volto di Hadrien. Era impossibile dimenticare cosa aveva detto il padre: Hadrien non era più voluto in quella casa. Lui e il fidanzato frocio andassero pure all’inferno. Un figlio omosessuale? Mai! Il padre di Hadrien disse che avrebbe preferito che sua moglie avesse abortito. Quelli come lui erano dei pervertiti. Non erano normali. La prigione era il posto dove dovevano stare. Linden trascinò Hadrien giù per le scale. Presero la metro e andarono da Linden. Quasi vent’anni dopo, sente ancora il peso di quel momento.
Hadrien non parlò più dell’episodio. Qualcosa gli si era rotto dentro. Per un po’ andò a stare con Linden, continuò i suoi studi. Poi trovò lavoro in una libreria, si trasferì altrove e non si sentirono più. A deciderlo era stato Hadrien. Pochi anni dopo, Linden vide su Facebook che Hadrien si era sposato, che lui e la moglie avevano avuto un bambino. In una foto di famiglia, i genitori di Hadrien sorridevano orgogliosi sullo sfondo. Linden non riusciva ad accettare quella foto.
Alcuni anni fa aveva un amico comune gli aveva detto che Hadrien era morto. Linden non riuscì mai a scoprire come e non aveva mai smesso di chiederselo. 
L’urlo di Oriel li fa sussultare. 
“C’è qualcuno che piange!”
Spengono il motore e tendono le orecchie. Non sentono nulla. Uno degli ausiliari dice che sono stati abbandonati molti animali, altra triste verità dell’alluvione. Poi lo sentono tutti: un lamento soffocato e distante. È un bambino. Ci mettono un po’ a trovarlo. Procedono a remi fin quando non capiscono da dove provengono i singhiozzi. Il comandante Bouissy si arrampica su una scala di emergenza. Oriel bisbiglia a Linden che ha un brutto presentimento. Il comandante spalanca la finestra e si arrampica. Quando riappare ha un neonato tra le braccia. Urla loro qualcosa, la voce turbata. C’è una donna morta lì sopra.
Più tardi Linden e Oriel scoprono che è la prima morte ufficiale collegata all’alluvione. La vittima è una donna polacca di ventotto anni. Che ne sarà del bambino?
A mezzanotte il capitano dirige la barca verso il pont de l’Alma.
Scendendo, l’acqua gelida li colpisce ai polpacci. Il luogo è completamente deserto. La Senna sta infradiciando le spalle dello Zuavo. È uno spettacolo tragico. Linden vorrebbe avere dietro la macchina fotografica. Con discrezione fa una foto con il cellulare.
Risalgono in barca. Parigi è funerea, immersa nel silenzio e nell’oscurità. Linden pensa a tutti gli appartamenti vuoti, alla gente che è scappata di corsa, chiedendosi cosa lasciarsi dietro, cosa prendere. Il comandante si augura che si raggiunga presto l’apice. La situazione è insostenibile. Gli esperti dicono che potrebbe accadere domani, la Senna potrebbe superare il livello del 1910, ovvero 8,26 metri. Potrebbe raggiungere il punto più alto mai registrato, quello del 1658, 8,96 metri. Il costo dei danni sarà colossale. Ci vorranno mesi, anni, perché tutto ritorni alla normalità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Il percorso ad ostacoli dei turisti della Capitale

di Mauro Evangelisti

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma