Rocco Tanica: «Il mio libro parte della mia rinascita. E intanto ho arrestato Highlander»

Lunedì 20 Gennaio 2020 di Caterina Carpanè

Siamo abituati a vederlo in televisione con la sua disarmante ironia, siamo cresciuti ascoltandolo insieme a Elio e le Storie Tese: ma Sergio Conforti, per tutti Rocco Tanica, è anche e soprattutto uno scrittore. Al festival Overtime organizzato ai Bagni Misteriosi di Milano, una tre giorni dedicata a sport, etica e cultura sportiva, ha presentato “Lo sbiancamento dell’anima” (Mondadori), in cui riunisce bizzarri, divertenti e buffi aneddoti della sua vita.

Prima le canzoni, poi la tv e ora i libri: qual è il suo rapporto con la scrittura?
È nato già in età giovanile: cercavo di emulare la scrittura comica dei cabarettisti del tempo, come Cochi e Renato. Avevano sempre così tante cose divertenti da raccontare: quando ho capito che non erano frutto solo dell’inventiva del momento, che dietro c’era la scrittura, ho cercato di descrivere le mie disavventure scolastiche in forma buffa. Poi c’è stata l’esperienza con Claudio Bisio prima ed Elio e le Storie Tese poi, che mi hanno avvicinato all’uso e all’abuso della metrica. Molte canzoni del gruppo - come Supergiovane e Cara ti amo – sono nate in prosa: prendevamo un argomento, lo svisceravamo come un tema scolastico prima di togliere tutto ciò che non era indispensabile e mettere in metrica il resto. Sono passato a scrivere testi per la tv e il teatro per gli attori che ammiro, da Paola Cortellesi a Ale e Franz, fino alla pubblicazione di “Scritti scelti male” (Bompiani, 2008).
 

E “Lo sbiancamento dell’anima”?
È arrivato per iniziativa di un’amica che “molestavo” in orario di lavoro con aneddoti della mia vita. Un giorno, esasperata, se ne è uscita con il colpo di genio: “Perché invece di raccontarli a me non li scrivi?”. Così ho iniziato a raccogliere appunti, mettendo da parte episodi divertenti – mi auguro – e ricordi del mio passato più o meno recente.

Il libro però non contiene solo aneddoti della sua vita, ma comprende anche 12 intermezzi inventati.
Volevo sfuggire dall’epica dell’autobiografia, quel meccanismo dell’io-me-io, anche perché non credo che i racconti siano tutti così interessanti. Sono miei ricordi privati, circoscritti, non è certo l’autobiografia di Churchill. Così ho inserito quelle parti in forma di racconto, saggio, recensione, ben segnalati con un asterisco all’inizio del capitolo affinché non possano essere confusi con le memorie vere e proprie.

Perché?
Qualcuno mi chiedeva quali racconti fossero esperienze reali e quali frutto della mia invenzione, forse per il tono ironico che uso. Ho ritenuto di specificare: “Ecco gente, quelli con l’asterisco sono panzane, il resto è autentico”.

Ne “Lo sbiancamento dell’anima” sono presenti anche tante note.
Volevo precisare il contesto visivo, sonoro e geografico: ho messo degli “short link” grazie al quale il lettore potesse cercare con facilità su Internet la canzone semisconosciuta, il vecchio telefilm, le coordinate geografiche che avevo citato.

Il passo successivo sarà un romanzo?
Penso di no. Ci sono i maratoneti e ci sono gli sprinter; io faccio il centometrista, non ho il fiato per il romanzo. Per quello ci vogliono testa e scrittura organizzata; io al contrario sono impaziente, scrivo di getto e quando non so più come proseguire metto un punto e scrivo “fine”. E poi ho un problema con la memoria: ho abbandonato la lettura di romanzi pur avvincenti perché faticavo a ricordare i nomi dei personaggi e il loro ruolo. Ecco: quando sarò al potere, da dittatore illuminato, imporrò una legge sull’editoria che preveda la presenza, all’interno dei romanzi più lunghi di 50 pagine, di un bugiardino con nomi e specifiche dei personaggi, sempre a portata di mano!

Perché allora bisognerebbe leggere questo libro?
Rubo una trovata di Faso coniata per un disco di EELST: “Lo sbiancamento dell’anima” è il libro che “ti fa spazio in casa”: puoi buttare gli altri perché questo li sintetizza e li racchiude: contiene commedia, dramma, poesia, serio e faceto. È multistrato, ha diversi sapori; è la cena da cui – sperabilmente – ti alzerai soddisfatto ma con lo stomaco leggero: ci sono le fiabe, la descrizione della Milano degli anni ’70, le tragicomiche avventure scolastiche, le pagine più adulte nelle quali un mio coetaneo si può riconoscere.

Come si passa dalla musica, dai libri, dalla satira televisiva alla Dottoressa Giò?
Fa tutto parte del mio metodo per salvarmi anima e salute mentale. Nel 2013 sono caduto in una grave depressione; mi sono come “interrotto”, ho cessato ogni attività. Nel risalire dallo strapiombo ho compreso che ciò che mi aveva fatto sprofondare era ciò che chiamo “liturgia professionale”: il ripetersi insano degli eventi. Per 35 anni ho lavorato insieme agli amici Elio e le Storie Tese; con gioia e soddisfazione sì, ma ripercorrendo di continuo la stessa strada, ancora e ancora: scrivi un disco; il disco esce, fai promozione e tour suonando all’infinito il medesimo repertorio. Tutto ha iniziato a pesarmi, fino a quando non ce l’ho più fatta e sono crollato: ho fatto silenzio dentro e fuori, poi con l’aiuto dei miei cari e dei medici sono come rinato; cambiare pelle per affrontare nuove prove, progetti che prevedessero un inizio dei lavori e un termine per concluderli, iniziative tangibili e visibili come la fotografia, la grafica al computer, corsi di pilotaggio aereo sul simulatore di volo. E la dottoressa Giò.

Dove ha arrestato Christopher Lambert.
Esatto, quale onore mettere le manette a Highlander! Ora attendo con impazienza “La dottoressa Giò 4”: spero che la trama comporti una missione sulla Stazione Spaziale Internazionale per debellare la minaccia aliena che interferisce con le apparecchiature ospedaliere della signora D’Urso.

Non ha ricevuto critiche da parte dei suoi storici fan per questa scelta così popolare?
No, sebbene ci abbia messo tanto a fare coming out sulla depressione. All’inizio non volevo mettere in imbarazzo i miei colleghi EelST;  pur “colpito e affondato” facevo lo stupido: ad esempio raccontavo pubblicamente di non poter essere presente ai concerti perché nelle stesse date avevo – testuale – degli impegni con mia zia. Un giorno, di punto in bianco, mi sono sentito pronto e ne ho parlato. Da un dolore sono germogliate piccole e grandi gioie: col tempo molte persone mi hanno raccontato come il racconto della mia storia fosse loro  servito per non tenersi più dentro il disagio, per non viverlo come una vergogna. Allo stesso modo questo circolo virtuoso ha incoraggiato e motivato me. Molto di ciò che ho imparato l’ho messo per iscritto, anche e specialmente in forma comica. L’ho chiamato Lo sbiancamento dell’anima.

Ultimo aggiornamento: 12:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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