Sentinella della pioggia: ecco la quarta puntata sul Messaggero

Mercoledì 7 Agosto 2019 di Tatiana De Rosnay

Ricordo il suo nome. Il viso, morbido e rotondo. La voce. Aveva diciassette anni, forse meno. Era stata assunta per occuparsi di me, perché mia madre era incinta. Avevo quattro anni. Arrivava, sempre sorridente, e ce ne andavamo a spasso nella tenuta di mio nonno. Ci sedevamo nei campi di lavanda. Contavamo le farfalle. Raccoglievamo albicocche e andavamo a prendere latte e uova dalla fattoria vicina. Ero un bambino felice.
Adesso devo spiegare cosa è successo e come l'ho vissuto. Tornare a quegli occhi di bambino.

I cancelli di Vénozan sono sulla strada per Nyons. La tenuta sembra edificata nel Rinascimento, ma è del 1908. Maurice, il bisnonno di Linden, voleva che somigliasse ai casini di caccia dei Medici in Toscana. Era un umile ragazzo di fattoria, ma la notevole ricchezza che gli avevano procurato le sue fabbriche di imballaggi gli aveva conferito una certa folie des grandeurs. Quando decise di costruire la casa, cercò il posto perfetto. Non ci mise molto a trovarlo, un grande terreno proprio sotto un arboreto di tigli. Uno degli alberi, alto, sembrava molto più vecchio degli altri. Maurice, socievole e baffuto, insieme alla bella moglie Yvette, organizzava feste sontuose, di cui si parlava in tutta la regione.

Morì di infarto a settantanove anni, nel 1952. Il figlio François non ereditò la sua spavalderia. Era tranquillo e timido e la moglie Mireille, di Montélimar, si annoiava tremendamente a Vénozan. Quando ebbe i suoi due figli, Paul, nel 1948, e Marie, nel 1952, sentì di avere compiuto il proprio dovere. Rimase il tempo necessario a farli crescere e quando Paul compì dodici anni iniziò una relazione clandestina con un fattore di Visan. Cinque anni dopo, François acconsentì al divorzio, incontrò una maestra di scuola timida, Brigitte, e intraprese una relazione con lei. Non possedeva il talento imprenditoriale del padre e il regno degli imballaggi di cartone tramontò. Quando morì nel 1970 fu Paul, che all'epoca lavorava per un architetto di paesaggi, a occuparsi di Vénozan. Gli era stato affidato un incarico gravoso: prendersi cura dei giardini, dell'arboreto e della casa con mezzi limitati. Paul vi si dedicò con la massima dedizione e sei anni dopo, quando incontrò Lauren, la tenuta era un piccolo paradiso terrestre.

Quando Linden si sveglia, la tenda di pioggia argentea continua a sfrigolare fuori dalla finestra. Manda un sms alla madre per sapere come sta Paul. Lauren risponde all'istante: Bene! Stiamo facendo colazione, raggiungici! Nella sala ristorante, nota che il padre è ancora pallido e gonfio. Mangia cereali, chino sulla ciotola. Lauren sembra allegra. Che importa se piove? Possono comunque andare per musei. Linden si rivolge al padre chiedendogli come sta. È il suo compleanno, e stasera festeggeranno. Paul risponde con voce debole e roca. Ha gli occhi cerchiati di rosso. Linden non capisce perché non abbiano chiamato un medico. Non ne ho bisogno, sto bene.

Lo ha visto il notiziario? domanda la madre. No, è venuto direttamente di sotto. Di sicuro le autorità stanno esagerando, cancellando tutto all'ultimo minuto, rispedendo tutti a casa, le modelle, i parrucchieri, i fotografi... Linden capisce che sta parlando della settimana della moda e prende il cellulare per controllare la situazione. Il livello della Senna continua a crescere, schizzando fino ai polpacci dello Zuavo, ben oltre i quattro metri, e le autorità stanno prendendo misure di sicurezza. La navigazione del fiume è stata interrotta e i musei rimarranno chiusi.

Arriva Tilia. Ha i capelli legati disordinatamente, indossa un pullover largo e jeans sformati. Non deve essere facile essere la figlia di Lauren senza averne ereditato l'aspetto, pensa Linden. A Tilia importa? Non l'ha mai dato a vedere, ma immagina che deve avere sofferto. Eppure Linden sa quanto è forte il legame tra Tilia e i suoi genitori, com'è piena di premure nei loro confronti, lo vede anche ora mentre prende la mano di Paul preoccupata. Paul borbotta scontroso che sta bene, non serve nessun medico. Ok, adesso hanno il fiume a cui pensare, dice Tilia. Sono fortunati a trovarsi in un distretto al sicuro dalle acque. Madre e figlia chiacchierano come sempre, mentre padre e figlio se ne stanno zitti. Era sempre stato così. Quando Linden si era trasferito a Parigi però aveva smesso di stare zitto. Gran parte del merito era di Candice. La zia somigliava alla madre, ma aveva una straordinaria capacità di ascolto.

Quando andò a stare da lei non fece domande e lo fece sentire il benvenuto dal primo istante. Candice aveva parlato di matrimonio con un francese che Linden non aveva mai incontrato, ma poi non se ne era fatto niente. Lei sembrava aspettare, e avvizzire. Dava lezioni di inglese, si faceva nuovi amici, ma il tempo passava e quando Linden andò a vivere da lei aveva compiuto quarant'anni. Linden ci aveva messo poco a capire che non era felice, anche se lei non ne parlava. Continuava a vedere il francese, che aveva sposato un'altra donna. Non glielo aveva mai detto, ma aveva capito. Alcune sere usciva di casa euforica, indossando un bel vestito di seta, ma poi tornava a mezzanotte, in disordine, trascinandosi dietro la tristezza. Linden non seppe mai il nome del francese, solo le iniziali, J.G. Candice capiva Linden più di chiunque altro. Lui si sentiva a proprio agio in sua presenza; era così da quando veniva a trascorrere le estati a Vénozan. Non le piaceva essere chiamata zia Candice. Era Candy per lui e Tilia.

Bullo, che stai pensando? Sembri triste.
A Candy, dice Linden, e se ne pente quando gli occhi della madre si velano di lacrime. Mormora che gli dispiace, che essere qui a Parigi lo fa pensare a lei. Gli manca. La madre non dice niente, ma lui riesce a sentire i suoi pensieri: Sì, certo, ti manca, ma non sei nemmeno riuscito a venire alla cremazione lasciando che io e Tilia affrontassimo tutto da sole. Il rimprovero negli occhi della madre è ingiusto; aveva provato a prendere un volo il prima possibile, ma il servizio fotografico, che prevedeva un budget enorme e la presenza di un celebre attore americano, non poteva essere posticipato. Quando atterrò a Parigi, Candice era già stata cremata. Aveva lasciato una lettera chiarissima: niente messa, cerimonia, tomba o fiori. Le sue ceneri sarebbero state disperse dai genitori e dalla sorella, come avrebbero ritenuto opportuno. Per molto tempo rimasero in una piccola urna a Vénozan, finché Lauren non trovò il coraggio per spargerle vicino alle rose selvatiche che Candy amava.

Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 15:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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