ROMA

Paolo Di Paolo, "Lontano dagli occhi" e il magico potere della letteratura

Giovedì 7 Novembre 2019 di Riccardo De Palo
Lontano dagli occhi” di Paolo Di Paolo è un romanzo che indaga non già sul senso di una fine, alla Julian Barnes, ma di un inizio. Senza cercare di essere né memoir né (orribile parola) autofiction. Cosa c’era, chi c’era, prima delle immagini più sfocate che emergono, talvolta, dai nostri ricordi più remoti? Quali sono le ragioni (magari fondatissime, magari no) che hanno costretto un padre e una madre a tenere “lontano dagli occhi” (e dal cuore, come nella canzone di Sergio Endrigo), per tutta la vita, il proprio figlio?

Perché “veniamo al mondo”? La domanda di tutte le domande risale alla notte dei tempi, e naturalmente non ha risposta. Ma chi è stato adottato, e vorrebbe indovinare le fattezze (e le motivazioni dell’abbandono) dei suoi genitori “naturali”, se lo chiede con un senso di urgenza diverso. 

Il libro (edito da Feltrinelli, 189 pagine, 16 euro) è un collage di storie, tutte ambientate a Roma nel 1983, luogo e anno di nascita dell’autore: tre donne alle prese con una futura maternità; e un bambino in arrivo, per varie ragioni, in un momento inopportuno. «La cosa straordinaria - dice la giornalista Luciana, innamorata di un irlandese che proprio non ne vuole sapere - è che, se raccontavi le cose in un certo modo, le facevi esistere».  Paolo Di Paolo ripercorre gli avvenimenti di  un anno, i suoi fatti salienti: la Capitale tappezzata con i manifesti di Emanuela Orlandi rapita, lo scudetto vinto dalla Roma, le temibili imprese di Jack Lametta, il quarantennale della carriera politica di Andreotti. È questo lo sfondo (che l’autore fa esistere), del futuro arrivo di un “alieno”, che non potrà mai dire come l’E.T. di Spielberg (1982) «telefono casa». 

«Sono un personaggio di questa storia, un dettaglio nell’angolo in basso di questa tela. Sono il neonato avvolto nel fagotto di stoffa. Appena espulso da un corpo di donna, subito affidato ad altre mani, estranee e sollecite». 

Lontano dagli occhi è davvero una dichiarazione d’amore (quello sì, corrisposto) per la letteratura, e per il suo magico potere di evocazione, di creazione. Scrivere è come la paternità o la maternità, costruisce il futuro e lo alimenta, decreta come, e in che modo, verremo ricordati. 
  Ultimo aggiornamento: 20:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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