“Potrebbe piovere”, in un libro la storia di Roberto Di Cesare, carabiniere eroe di Ostia

Martedì 17 Novembre 2020

«Cosa ero io esattamente? Ero proprio un’arma … Sia chiaro: un’arma buona al servizio dello Stato; un’arma per difendere l’italiano onesto. Più e più volte hanno tentato di fermarmi, di bloccare il lavoro in cui credo ed ho sempre creduto. Hanno provato ad uccidermi non una ma due, tre, quattro, cinque volte. Tante ne ho contate di occasioni in cui stavano per eliminarmi. Come? Ferendomi mortalmente con i cocci di bottiglie rotte, con coltelli affilati come rasoi, investendomi con gli scooter, infilzandomi con le siringhe infette. Ma io sono ancora qui, in vita, continuo a lavorare e a credere fermamente in tutto quello che faccio ed ho sempre fatto: il Carabiniere. Lo sono dentro, nell'anima e probabilmente non smetterò mai di esserlo. L'Arma dei Carabinieri per me è stata - e lo sarà sempre - la mia seconda famiglia. Di questo ne sono più che certo, con la stessa convinzione con cui potrei dire di amare, come ogni buon padre che si rispetti, mia figlia Chiara e mia moglie, due delle tre donne più importanti della mia vita, insieme con mia mamma Lucia».

 E' un estratto del romanzo "Potrebbe Piovere. La storia vera di un eroe moderno” (144 pagine, edito dalla casa editrice Armando Editore), scritto da Roberto Filibeck, 53enne, romano, giornalista professionista, podista e appassionato di maratone. Insieme con Roberto Di Cesare, 57 anni, romano, appuntato scelto-coordinatore dell’Arma dei Carabinieri, oggi in forza presso la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha ricostruito le vicissitudini del militare, da 37 anni nell’Arma, impegnato per 14 anni nel difficile territorio di Ostia, in cui spesso ha messo a rischio la propria vita, per difendere i cittadini e far rispettare la legalità.

«Perché ho deciso di scrivere questo libro? Fin da quando conobbi Roberto Di Cesare, oggi anche un mio caro amico, mi colpirono molto le sue cruente ‘storie di strada’ - spiega il giornalista Roberto Filibeck - Basti pensare, per citare solo un esempio, all’aggressione violenta, avvenuta nell’agosto del 2008, subita da un franco-tunisino pluripregiudicato, che lo aveva ferito sul volto e ai testicoli con una bottiglia rotta, mentre per la strada alcuni criminali incitavano il nordafricano a “colpire la guardia” e a “farla fuori”. Il carabiniere alla fine, ferito gravemente, riuscì ad arrestarlo, peraltro senza sparare un solo colpo in mezzo alla strada, rischiando di ferire qualche passante. Di Cesare, peraltro, a mio avviso quello che si potrebbe definire ‘un semplice carabiniere’, ma incarna l’Arma nel suo spirito. Un giorno, libero da servizio, durante una giornata di relax al mare, sempre ad Ostia, è riuscito a salvare la vita prima ad una donna di 60 anni e alla sua nipotina che stavano annegando;poco dopo si è rigettato in mare per salvare altre 4 persone e tutto nello stesso pomeriggio»«Sono in tanti oggi - tra i colleghi, famigliari e amici - a sostenere e a ripetere in continuazione che sembra la mia anima abbia davvero sette vite, proprio come dicono dei gatti - afferma il protagonista del libro, Roberto Di Cesare - Questo per tutte le volte in cui durante lo svolgimento del mio lavoro sarei dovuto morire... Chissà se è vero? Quello che posso assicurare con certezza, ripeto, è che in tanti volevano farmi fuori, ma non ci sono riusciti!»>

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