Il Contrordine di Bentivogli: basta paura del futuro,
la tecnologia migliora lavoro, imprese e società

Lunedì 25 Marzo 2019 di Diodato Pirone
La copertina di Contrordine Compagni di Marco Bentivogli

Ci sono libri un po' più libri di altri perché sono illuminanti. Sembrerà una esagerazione o un atto di piaggeria, ma l'aggettivo "illuminante" è quello giusto per indicare il pregio principale del libro "Contrordine compagni, manuale di resistenza alla tecnofobia", scritto per i tipi della Rizzoli da un sindacalista atipico come Marco Bentivogli, segretario dei metalmeccanici della Cisl. Atipico è anche il libro. Non si tratta di un testo di economia, né si occupa classicamente di lavoro, di sociologia o di politica.  Fa molto di più:  "Contrordine compagni" fornisce innanzitutto un alfabeto che consente al lettore di leggere e di capire meglio il mondo nel quale viviamo.

Il libro da una parte "spiega" in modo semplice e chiaro - come un manuale - cosa sono concretamente oggetti e concetti misteriori e vissuti come pericolosi come algoritmo (che ha un cuore umano, si sottolinea), Industry 4.0,  blockchain,  coding, Internet of things,  persino punti di riferimento della robotica. Da questo punto di vista, questo libro copre un vuoto perché la divulgazione tecnologica italiana è sempre stata debole e mai destinata al "popolo". Probabilmente il soccorso al lato pedagogico di Bentivogli viene dal suo lavoro di sindacalista e dalla necessità di rapportarsi agli italiani così come sono e cioè buoni lavoratori ma con una delle percentuali più alte al mondo di analfabetismo funzionale.

Da questo punto di vista il libro fa rifiorire la migliore tradizione divulgativa e didattica italiana e si colloca un po' nel solco del mitico maestro Alberto Manzi. Quello della trasmissione "Non è mai troppo tardi" della Rai degli anni Sessanta che insegnò a scrivere a 1,5 milioni di italiani analfabeti. Proprio come Manzi, però, Bentivogli è consapevole che diffondere l'alfabeto, nel suo caso quello tecnologico, non significa solo trasformare "masse" in cittadini ma - e qui arriva la parte più alta del volume - fare una profonda operazione culturale e politica per l'intera società italiana.

Che è una società spaventata e impaurita. Spesso in preda, come ci ha detto il Censis, a pulsioni gastriche, cattiviste e di chiusura proprio perché teme il futuro. "Contrordine compagni" fornisce chiavi essenziali per affrontare il mondo a viso aperto sconfiggendo quella tecnofobia che è la madre di tutte le paure. Perché, ad esempio, fa capire che non è vero che la tecnologia distrugge il lavoro oppure che gli toglie valore. Le prove sono sotto gli occhi di tutti: l'industria tedesca è da sempre orientata ad un massiccio uso di tecnologia ma lì la disoccupazione è ai minimi storici e le paghe sono alte. A pagina 100 del libro spicca una tabellina su come cambia il lavoro con l'Industria 4.0 rispetto a quella fordista: dall'operaio massa si passa al lavoratore più creativo; dall'orario fisso si va allo smart working ma soprattutto dalle basse competenze si arriva alle competenze elevate. 

Si tratta all'evidenza di un salto di qualità del lavoro (e di conseguenza della società) che non è tecnico ma culturale. Il che richiede non solo un modo diverso di fare sindacato rispetto alla facile e classica "nostalgia dell'antagonismo" ma soprattutto una cultura aziendale adeguata. Su questo punto il libro è durissimo. Bentivogli sottolinea che sono le aziende aperte quelle che vanno meglio e critica quella "scuola dell'obbedienza" che ancora piace a troppi imprenditori italiani. "In Italia la mediocrazia si è affermata proporzionalmente alla caduta di qualità dei gruppi dirigenti e delle élite - scrive Bentivogli - La debolezza progressiva di queste ultime si sorregge su un "consenso stantio" che alterna reazioni rancorose a un sottofondo costante di delega in bianco". Non è paradossale sottolinearlo: una delle ragioni dell'arretratezza tecnologica e dei modelli organizzativi di alcune aziende italiane sta proprio nel fatto che in molte imprese non si parla, non ci si confronta, perché introdurre tecnologia per sua natura rompe la ritualità.

C'è un ultimo pregio del libro che non può essere sottovalutato:  il lettore viene portato su una frequenza lunga. Ogni giorno gli italiani sono bombardati da un racconto breve del loro orizzonte, limitato alle settimane che ci dividono dalle prossime elezioni. Allora fa un gran bene scoprire nella seconda pagina dell'introduzione una citazione dall'Enciclica Evangelii Gaudium di Papa Francesco: "Il tempo è superiore allo spazio. Dare priorità allo spazio porta a cercare di risolvere tutto nel presente per autoaffermarsi. Significa pretendere di fermare i processi. Dare priorità al tempo significa privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società". © RIPRODUZIONE RISERVATA

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