Giulio Regeni, presentato a Milano «Giulio fa cose». La mamma: «Un libro per riempire anche il silenzio assordante dei governi di questi quattro anni»

Venerdì 31 Gennaio 2020 di Caterina Carpanè

La sala piena, gli applausi scroscianti, la standing ovation finale: oggi Milano non ha fatto mancare il suo affetto a Claudio e Paola Regeni che hanno presentato il libro «Giulio fa cose» (Feltrinelli), insieme all’avvocato Alessandra Ballerini e a Pif, da molto tempo in prima linea per la causa del giovane dottorando.

«Non ci saremmo mai aspettati di trovarci a parlare in pubblico davanti a tante persone, - confessa Claudio Regeni. – Ma per noi è spontaneo andare avanti e cercare giustizia, anzi l’affetto che in tanti ci dimostrano ci dà la forza per proseguire». «Non era nei nostri piani dover andare in giro a chiedere verità per nostro figlio, - gli fa eco la moglie Paola. – La vita è imprevedibile, certo, ma nulla di tutto questo era contemplato». Perché «Giulio fa cose»? «Tutto è nato a un incontro organizzato nel dicembre 2017 a Trieste: c’erano musica e racconti, come avrebbe amato Giulio. Un amico di nostra figlia Irene, vedendo la gente riunita, ha esclamato ‘Giulio continua a fare cose’. Ed effettivamente è ancora così», rivela la mamma Paola Deffendi.

Una storia che sembra quasi impossibile, quella di Giulio Regeni e della sua famiglia che dalla notizia della sua scomparsa, il 27 gennaio 2016, non ha mai smesso di combattere per scoprire cosa sia accaduto. «Leggendo il libro, tuttavia, si comprende che la situazione è molto più chiara di quanto si possa pensare», fa notare Pif, subito affiancato da Alessandra Ballerini: «In Egitto molti hanno mentito, ci sono stati dei penosi tentativi di depistaggio con la convinzione che la famiglia non avrebbe avuto questa forza di lottare. In realtà l’impensabile è già avvenuto: se quelle cinque persone iscritte nel registro degli indagati fossero in Italia il caso sarebbe già risolto».

Quattro anni di indagini, quattro anni di strumentalizzazioni anche politiche del caso di Giulio, quattro anni in cui la giustizia è ancora lontana: «Ci è mancato moltissimo il supporto dell’università di Cambridge, dove nostro figlio studiava, - fa sapere Claudio Regeni. – In Inghilterra temono di perdere il loro buon nome perché sanno di avere responsabilità morali su quanto accaduto a Giulio. La professoressa che lo seguiva non ha collaborato e la stessa facoltà ha invitato i suoi compagni di studio a non interessarsi troppo al caso per non disturbare la famiglia». «Quando poi noi siamo stati a Cambridge, i ragazzi si sono stupiti della nostra volontà di ‘fare confusione’, - ricorda Paola. – Ma capisco che i dottorandi sono stati messi davanti a una scelta: fare carriera o parlare di Giulio. Al contrario ci sono stati molto vicini gli studenti dell’Adi, l’associazione dei dottorandi italiani, che ringraziamo». Una vicenda oscura, quella dell’omicidio Regeni, un ragazzo che i genitori descrivono come «acuto, coerente, trasparente, democratico, le cui idee stanno circolando anche dopo la sua scomparsa», una vicenda su cui quotidianamente ci si interroga, come dichiara Claudio Regeni: «Questo libro è stato necessario per rispondere alle domande di tutte le persone che ci vogliono bene e che vogliono capire qualcosa in più su quanto successo a nostro figlio. Non riusciamo a incontrare tutti di persona e pertanto abbiamo voluto colmare questo spazio». Che non è solo lo spazio dei tanti cittadini che indossano spille, braccialetti o affollano le manifestazioni in ricordo del giovane di Fiumicello: «Non ho paura a dirlo: il libro riempie anche il vuoto, il silenzio assordante dei governi di questi anni, - afferma perentoria Paola Deffendi. - Ci auspichiamo che il mondo della politica legga questo nostro lavoro, ripercorra la cronologia dei fatti accaduti, si faccia un esame di coscienza e compia delle scelte .Ci sono tanti ragazzi in giro per il mondo, come aveva fatto Giulio: sono al sicuro?».
 

Ultimo aggiornamento: 21:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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