Filippo Roma, in libreria "Boomerang" il primo romanzo: «Sognavo già da ragazzo di diventare uno scrittore»

Mercoledì 2 Settembre 2020 di Valeria Arnaldi
Filippo Roma

«Leo era stato il frutto di un matrimonio in cui il padre, Augusto, ci aveva messo i soldi, mentre Ester, la madre, il buon gusto. Tra la fine degli anni Settanta e la metà  degli anni Ottanta, l’impresa edile Saints s.r.l. aveva  tirato su quattro quartieri satellite intorno al Grande Raccordo Anulare di Roma e non c’erano appartamenti che rimanessero invenduti». Si apre così “Boomerang”, edito da Salani, primo romanzo di Filippo Roma, classe 1970, volto de "Le Iene" dal 2004, che sarà in libreria dal 24 settembre. Una storia sentimentale, lontana dai suoi servizi di denuncia.

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Come è nato il romanzo?
«Ciò che amo fare di più, la sera, è leggere, e alla fine, a forza di leggere, viene anche la voglia di scrivere. Sono un grande appassionato di romanzi. Un giorno, ho avuto l’idea per la storia, me ne sono sorpreso io stesso. Ho cominciato a scrivere il libro circa tre, quattro anni fa. Non avevo alcuna commissione, né un contratto con un editore, quindi mi sono preso il tempo che volevo, senza fretta».

A sorpresa, una storia d'amore: come mai?
«In effetti non ha molto a che vedere con ciò che faccio in tv. Non sono un romantico, né sono particolarmente sensibile, lo ammetto. Non sei tu che scegli le idee però, sono le idee che si impossessano di te. La gente si abitua a vedere una persona in un modo e la incardina in quell’immagine, invece ognuno di noi ha tante sfaccettature. Io non sono solo la "iena" che va a rompere le scatole ai politici, ho in me anche l’anima del narratore. Questa è una commedia sentimentale. Parlo di un triangolo amoroso e del sentimento illusorio, quando nell’altro vedi solo una tua proiezione e non indaghi la persona reale».

Primo romanzo, ma non primo libro: nel 2014 ha pubblicato “Diario di una iena”.
«Sì, ho raccontato backstage e aneddoti del mio lavoro da "iena". Questa, invece, è un’opera totalmente inventata, certo, qua e là ci sono tracce della mia esperienza, in particolare nella prima parte, quando descrivo il protagonista adolescente. Ero un teenager abbastanza solitario, che si rifugiava nei libri».

Il protagonista sogna di diventare uno scrittore: lo faceva pure lei?
«Quando avevo tredici anni, mio padre una sera mi ha portato un romanzo. Era “La storia infinita” di Michael Ende. Non leggevo al tempo, ma quel libro mi ha appassionato. Appena l’ho terminato, scrissi una storia, assolutamente adolescenziale, oggi illeggibile. La vita mi ha portato altrove, ma la passione c’è sempre stata, non si è mai spenta».

In passato, ha scritto pure la sceneggiatura per un corto diretto da Monicelli, ed è autore di programmi radio e televisivi.
«Amo raccontare storie. Lo faccio, in fondo, anche come Iena. Ora sono tornato alla scrittura».

Prossimo progetti?
«Ho già in mente una sorta di spin-off del personaggio, ma scriverò il secondo romanzo solo se andrà bene il primo».
 

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