“Dimenticare nostro padre”: sul campetto da calcio diventiamo grandi

Mercoledì 24 Giugno 2020 di Nicolas Lozito

Gli americani hanno staccionate di legno e binari della ferrovia, noi i campetti di calcio. Sono i nostri luoghi perfetti per ambientare piccole grandi storie di formazione: la fratellanza, le sfide, il progressivo e inesorabile sviluppo di personalità e differenze. 

È proprio un campo di calcio di provincia – vicino al fiume, nel paesino emiliano di San Zenone – a fare da tableau vivant al romanzo di esordio di Francesco Bolognesi, autore ferrarese classe 1994, che arriva in libreria da domani 25 giugno con Dimenticare nostro padre (66thand2nd, 160 pagine, 15 euro). Ambientato nel 2006, il libro racconta l’estate torrida di un gruppo di ragazzi delle scuole medie. Le loro giornate sono scandite da sfide sudatissime, palloni usurati, discussioni su rigori inesistenti: gli amici si chiamano tutti per soprannome – Oro, Ilvangelo, Zanna, Eruzione, per citarne alcuni –, usando una lingua in codice e aneddotica, contemporanea ma vernacolare. A ogni appellativo corrisponde un’origine precisa. Come Gas: suona inglese ma si chiama così perché da piccolo è svenuto in casa insieme a madre e padre per una fuga di metano. Il nome proprio di ciascuno, quello originale, è destinato solo a chi si conosce poco, oppure è usato dalle madri e dai preti quando la si combina grossa. Un’altra lingua. 

Non è un’estate come le altre: anche nella piccola San Zenone (il paesino non esiste, ma l’autore ha rivelato di essersi ispirato al suo comune di origine, Consandolo) arrivano prima i brusii di Calciopoli e poi le esultanze per i Mondiali di calcio, dove la nazionale italiana inizia a macinare vittorie. Le partite degli azzurri fanno da radiocronaca di sottofondo del romanzo e scandiscono le scene, in un montaggio curatissimo, a volte delicato a volte dirompente (ricorda un altro romanzo uscito quest’anno: Cadrò sognando di volare, di Fabio Genovesi, dove la storia del protagonista è scandita dalle vittorie ciclistiche di Pantani). 

La svolta arriva, perché una svolta deve pur sempre arrivare, quando quel campetto – «più quadrato che rettangolare» a lato del campo da calcio della Prima Categoria – viene occupato da nuovi giocatori. Non sono calciatori, non sono italiani: vengono da lontano e praticano uno sport sconosciuto, macchinoso e incomprensibile. Il cricket. Ecco che l’heimat dei ragazzini emiliani è dissacrato, così come la loro unità come gruppo: da quel momento in poi c’è chi preferisce riconquistarlo arrivando ogni giorno prima e occupandolo senza mai fare pause; chi fa leva sulla diffidenza di una regione accogliente sì, ma fino a un certo punto; e chi invece cerca l’integrazione.

Bolognesi però non firma un romanzo sull’impossibile melting pot emiliano: il suo fine sono i dettagli, i tanti e diversi particolari che svelano chi siamo. Il suo è un libro da leggere e conservare con cura: simulacro delle nostre eredità e del nostro tentativo di fuggirle. «Com’era successo che avevamo dato un calcio al primo pallone? Era stato nostro padre a mettercelo tra i piedi o eravamo stati noi a volerlo fare vedendogli guardare le partite?» si chiede. E si sofferma sui gesti («Ci correggeva la postura») e sulla loro potenza immaginifica: «Cosa c’era di così bello nel vedere lui giocare con noi, quando ci passava la palla?». 

I grandi romanzi insegnano che un buon protagonista serve a far appassionare e immedesimare il pubblico. Dimenticare nostro padre parla invece di un “noi” di gruppo: il protagonista è un’intera generazione, una delle ultime a vivere un’estate soprattutto analogica, una delle prime a confrontarsi con la moltitudine del mondo che bussa alla porta. Le avventure e gli errori non sono conservati su una superficie digitale, non sono da qualche parte disponibili a tutti. Scavano piuttosto grotte carsiche dentro ognuno. Individualmente ci perseguitano, ci cambiano. E forse ci migliorano.
 


Dimenticare nostro padre
Francesco Bolognesi
66thand2nd
160 pp; 15€
foto di copertina di Michele Cardano


 

Ultimo aggiornamento: 23:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA