Concorso di scrittura creativa,
Dacia Maraini: «Scrivete con passione»

Lunedì 18 Giugno 2012 di Angela Padrone
Dacia Maraini
ROMA - Gli italiani hanno la mania di scrivere, ormai questo lo so bene. La cosa strana per che poi invece leggono poco. Cos, in una battuta, Dacia Maraini fa capire cosa si agita nell'animo dei tanti aspiranti scrittori, e scrittrici, d'Italia, e cosa aspettarsi dai loro lavori: entusiasmo a palate, questo è sicuro, ma spesso anche una mancanza di riflessione. L'attrazione per la parola scritta non dovrebbe far dimenticare la necessità di ripensare, rifinire, riflettere sul come si scrive.



Dacia Maraini, una delle più grandi scrittrici italiane contemporanee, tradotta in tutto il mondo, è il presidente di giuria del concorso del Messaggero «Donne che fanno testo», al quale decine e decine di lettrici hanno cominciato a mandare i loro racconti (come partecipare). La data finale per partecipare è il 22 luglio. C'è quindi ancora il tempo per scrivere, rileggere, e anche per dare qualche indicazione alle aspiranti scrittrici.

Il concorso Donne che fanno testo sta raccogliendo tante adesioni.



Secondo lei cosa c'è dietro questo entusiasmo, è giusto lanciarsi in un concorso letterario di questo genere?

«Sì, io non sono contraria ai concorsi letterari. Spesso dai concorsi sono emerse delle personalità interessanti, degli scrittori che si sono rivelati di valore. E oramai so bene che c'è sempre grande attesa tra tanti che desiderano scrivere».



Questo è un concorso dedicato alle donne. C'è una diversità nel modo in cui le donne affrontano la scrittura?

«Sì. Le donne sono state escluse dalla conoscenza alta, dallo studio, dalla scienza, dalla letteratura, per talmente tanto tempo nel corso della storia, che adesso c'è una gran voglia di recuperare. Una specie di riscossa. In questo c'è energia, e secondo me è giusto incoraggiarla».



Dicevamo prima che si nota un'ansia di scrivere, il desiderio diffuso tra persone insospettabili di diventare scrittori...

«Di per sé questo è un buon segno, si capisce che c'è tanta passione. L'interesse per la scrittura è sempre un fatto positivo, vuol dire che c'è curiosità per la lingua, per il linguaggio. Purtroppo però questo non basta: il problema vero è la professionalità. La capacità di esprimersi non viene da sé, va esercitata».



Vuole dire che non sempre il livello della scrittura è all'altezza della passione?

«Certo. Bisogna dire chiaramente che la letteratura è una competenza. Non è semplicemente la trasposizione della parola parlata. Molti credono che si possa scrivere come si parla, e siccome sanno parlare, allora pensano che sia semplice anche scrivere. Ma non è così. Quando si scrive bisogna tirare fuori la capacità di esprimersi in modo adeguato, significa porsi il senso del ritmo, della musicalità, dei tempi. E significa porsi la questione dello stile. In quello che si scrive si deve mettere qualcosa di proprio, e lo stile è per l'appunto il ponte che va dallo scrittore al lettore».



Faccio l'avvocato del diavolo: non è che nella letteratura italiana ci si è posti troppo il senso dello stile e si è trascurato invece il racconto, la trama?

«C'è qualcosa di vero in questo. Nei paesi anglosassoni c'è molta attenzione alla storia, all'intreccio, e questo vale soprattutto nella letteratura commerciale. Ma in qualsiasi opera scritta, in qualsiasi scrittore degno di questo nome, c'è sempre il problema dello stile. Questo non si può ignorare».



E come si raffina lo stile? Cosa deve studiare chi vuole scrivere bene?

«Bisogna leggere. E' quello che dicevamo prima: troppe persone scrivono ma non leggono abbastanza. E' fondamentale leggere molto, leggere i classici, leggere la poesia».



Gli italiani, infatti, non sono dei forti lettori. Le donne però leggono più degli uomini...

«Sì, ma leggere non significa un libro all'anno. Leggere significa dedicare ai libri almeno tre-quattro ore al giorno. I classici vanno conosciuti, bisogna confrontarsi con loro, vanno studiati. Altrimenti è come se si volesse dipingere senza conoscere la pittura, le grandi opere di Giotto, Raffaello, Leonardo. Sarebbe assurdo».



Diamo qualche indicazione? Facciamo un po' di nomi, anche per quei lettori che non sono professionisti ma desiderano ampliare le loro conoscenze?

«Do per scontati i classici del passato. Poi però bisogna conoscere anche i nostri scrittori del Novecento, da De Roberto a Calvino. Ci sono Sciascia, Moravia, Pasolini, Bassani».



E tra le donne?

«Innanzitutto Elsa Morante. Da lei si imparano tante cose, nella sua scrittura c'è ricchezza e una grande originalità. E poi ci sono Lalla Romano, Grazia Deledda, Anna Maria Ortese, Natalia Ginzburg. Questi scrittori vanno letti bene, direi che bisogna saperli a memoria».



E tra i più giovani?

«Anche tra i giovani ci sono molti autori interessanti. Io sto leggendo un bel libro di Albinati, Vita e morte di un ingegnere, e poi c'è Mario Desiati, la Mazzucco, la Murgia. Ecco, questi e altri: la letteratura va conosciuta, bisogna entrarci dentro».



Torniamo al nostro concorso, Donne che fanno testo: si nota in molti dei racconti che sono stati mandati una forte tendenza all'introspezione: si parte da sé ma non si sa bene dove si vuole arrivare. E spesso manca del tutto la storia. Lei che cosa ne pensa? Potrebbe dare un consiglio alle aspiranti scrittrici?

«Parlare di sè non è male. Può essere un buon punto di partenza. Però è importante capire che non si può buttare là sul foglio la prima cosa che ci viene in mente. E' quello che dicevo prima: oltre alla passione è importante la professionalità. Quindi bisogna leggere libri che siano formativi e poi coltivare la tecnica di scrittura. Ci vuole senso del ritmo e tanta sapienza». Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 11:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA