Con "Sognare la terra"
​Exorma lancia Dubosc

Mercoledì 20 Maggio 2020 di Diodato Pirone
La nostra epoca è segnata dalla parola “crisi”. Nessun aspetto ne è al riparo: lo Stato, l’Europa, le istituzioni, la giustizia, la scuola, il sistema sanitario, l’educazione, le famiglie. Con "Sognare la Terra" (della romana Exorma, 176 pagine, 15,5 euro) l'etnoclinico Fabrice Olivier  Dubosc, in piena emergenza economica, sociale e sanitaria, oltre che ambientale, entra nel vivo della crisi aperta dalla pandemia osservando l’acuirsi delle disuguaglianze, le risonanze psichiche dell’isolamento, la medicalizzazione radicale della vita e della morte e soprattutto il rapporto imprescindibile tra salute e ambiente. Un lavoro di scrittura avviato da tempo sul “perché” e sul “dopo”.

Che cosa sceglieremo di fare domani? Come sceglieremo di vivere? La pandemia può diventare l’occasione per immaginare pratiche di trasformazione nella difficile transizione che si prospetta. Per non tornare allo status quo dell’indifferenza è necessaria una chiave immaginativa che ci connetta diversamente con il mondo.

Sognare la Terra si interroga sulla crisi di un modello di sviluppo sul quale incombe la svolta climatica, e lo fa in modo originale attraverso la lente della clinica, con la consapevolezza crescente che il solo approccio critico non basta. Dubosc chiama in causa la psicologia, l’antropologia e la filosofia, interroga la letteratura e il folklore, la psicopolitica e le “ecologie degli altri”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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