Erano stati lasciati senza cibo e al freddo, valanga di doni per i migranti del Cas di Roccagorga

Erano stati lasciati senza cibo e al freddo, valanga di doni per i migranti del Cas di Roccagorga
di Rita Cammarone
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Giovedì 8 Dicembre 2022, 15:50

«Una sacca piena di scarpe, tute, giubbotti e soprattutto il sorriso: grazie, mille volte grazie». La storia dei ragazzi del Cas di Roccasecca dei Volsci, rimasti senza cibo e al freddo per diversi giorni, ha fatto scattare una gara solidale che ha oltrepassato i confini del territorio pontino, mettendo in gioco anche una commerciante ciociara. Venendo a conoscenza di quanto capitato agli otto ragazzi egiziani e ai cinque giovani pakistani lasciati in balia di loro stessi e senza soldi dal consorzio Aid - finito sotto inchiesta della Procura di Latina insieme alla coop Karibu - l'imprenditrice di Frosinone ha interpellato una conoscente del piccolo centro collinare chiedendo a chi avesse dovuto rivolgersi per effettuare una donazione al Comune, da devolvere ai migranti.


COMMOZIONE
«E così ha spiegato la sindaca Barbara Petroni abbiamo ricevuto capi di abbigliamento e soprattutto le attese scarpe, perché ricordo a tutti che questi ragazzi arrivati a settembre non avevano altro che ciabatte infradito. Ieri, è stato molto commovente quando siamo andati, come Comune, nella sede Cas - ora gestita dalla cooperativa Il Quadrifoglio per intervento del Prefetto Maurizio Falco a seguito delle note vicende e relative ispezioni ministeriali - per consegnare i bustoni pieni di abiti e calzature». La prima cittadina ha raccontato che quando la delegazione comunale è arrivata davanti all'abitazione di via Santa Croce, dove ha sede il Cas, i 13 migranti si sono precipitati in strada rimanendo di stucco, emozionati nel vedere quel carico di vestiario.

«E stato bellissimo commenta Petroni avevano un sorriso smagliante e mentre rientravano in casa li abbiamo sentiti urlare di gioia». La sindaca ha ringraziato, con un post sui social, la commerciante di Frosinone, tra i titolari di Oro Sport, e la comunità di Roccasecca dei Volsci che «ancora una volta non ha fatto mancare il proprio contributo donando abiti, giubbotti e scarpe invernali». Anche i migranti hanno ringraziato con un post sul profilo Facebook di Yosef, uno degli otto egiziani del Cas, dove è stata pubblicata la foto scattata durante la consegna dei doni con la didascalia: Non c'è niente di meglio dell'Italia. E in un concetto così ampio e variegato, spicca la grandezza del piccolo comune che, appena presa coscienza della fame che stavano patendo i giovani migranti, si è adoperato per aiutarli. La sindaca, venerdì scorso, ha ordinato la colazione, mentre il consigliere Sandro Pongelli è corso a casa a preparare spaghetti al sugo per tutti.


LA STORIA
Petroni ha spiegato che lo stabile nel quale si trovavano i 13 migranti è lo stesso che il consorzio Aid anni fa prese in affitto da un privato per la gestione del centro, per conto della Prefettura. «Negli anni - ha spiegato sono stati tanti i migranti che si sono alternati. Nel settembre 2016, il Comune, che non aveva aderito allo Sprar, fu colto di sorpresa dall'arrivo improvviso di 25 ragazzi richiedenti asilo ha ricordato - La nostra piccola cittadina, tuttavia, si è fatta trovare pronta e attraverso una rete di solidarietà eccellente, ha donato vestiario, scarpe, coperte e molto altro ai vari rifugiati che si sono alternati, non ultima la famiglia Ucraina che è stata da noi da marzo a maggio 2022. I primi anni tutto andava abbastanza bene, tranne qualche ritardo nel pagamento dei pocket money ai ragazzi, sollecitato da me personalmente più volte alla cooperativa». «Tranne qualche piccolo problema ha concluso - attivammo dei progetti di integrazione, alcuni dei quali furono apripista di protocolli d'intesa firmati con la Prefettura anche con altri Comuni. Qualcosa poi si è incrinato, il Cas di Roccasecca per tutto il 2022 è diventato una sorta di hot spot e i ragazzi arrivavano e ripartivano dopo pochi giorni con l'unica spiegazione da parte del responsabile della cooperativa che volevano spostarsi verso realtà più grandi o all'estero».
 

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