Uccise il padre violento nei confronti della mamma, Canò torna in libertà

Martedì 26 Giugno 2018 di Giovanni Del Giaccio
Cristian Canò

Un mese e mezzo fa il premio a un concorso letterario, a Torino. Ieri quello più grande e bello, la restituzione della libertà. Cristian Canò ha lasciato il carcere di Rebibbia e fino al termine della pena, un anno circa, potrà lavorare. Il suo percorso, dopo che il 21 dicembre 2012 uccise il padre perché stanco delle continue violenze nei confronti della mamma, è stato riconosciuto anche dal Tribunale di sorveglianza al quale si erano rivolti gli avvocati che lo seguono dal primo momento: Angelo e Oreste Palmieri.

Lunedì scorso la discussione, ieri - dopo una settimana - i giudici hanno sciolto la riserva. Cristian era accusato di omicidio volontario, vero, ma sin dalle prime battute di questa storia era chiaro che avesse agito a causa del comportamento del padre. L'attenuante della provocazione, del resto, era stata riconosciuta in appello quando la pena passò dai 14 anni del rito abbreviato a Latina, a 8. Al ragazzo erano stati già concessi gli arresti domiciliari, lì i professori andavano a fargli lezione, autorizzati dal magistrato. Si era diplomato, autorizzato a frequentare l'ultimo anno comunicando alle forze dell'ordine quando usciva da casa e il rientro, poi si era iscritto all'università. Un percorso di riabilitazione pieno, interrotto dall'arresto quando la sentenza è diventata definitiva: 7 anni e mezzo. Da lì il carcere, prima Latina e poi Rebibbia, dove Cristian ha continuato a studiare. E dove ha scritto la sua drammatica vicenda personale in terza persona, dando vita a "Con occhi rabbiosi la fissava", il libro premiato a Torino. Poi i suoi avvocati hanno giocato l'ultima carta e da ieri Cristian è libero. Lavorerà e continuerà a studiare, lo aspetta un futuro da biologo.

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