Truffe agli anziani, vittime anche a Latina. Trovati i manuali per ingannare i più deboli

La banda fingeva incidenti, operazioni chirurgiche e visite. L'esultanza quando rubavano fedi nuziali: "Li abbiamo fatti piangere"

Truffe agli anziani, vittime anche a Latina. Trovati i manuali per ingannare i più deboli
di Marco Cusumano
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Venerdì 24 Maggio 2024, 11:19

L'INCHIESTA

Dietro quei messaggi sospetti e le telefonate di finti parenti c'erano loro. Descrivevano situazioni d'emergenza con protagonisti figli o nipoti in cerca di aiuto, ma l'obiettivo era uno solo: rubare soldi o oggetti preziosi agli anziani. E quando riuscivano a farsi consegnare dalle loro fragili vittime anche i monili che avevano addosso, come la fede nuziale, i telefonisti truffatori si compiacevano «per averli fatti piangere».

Coinvolge anche Latina la maxi inchiesta della Procura di Roma, condotta dai carabinieri. Sotto il coordinamento dei magistrati romani Pierluigi Cipolla e Giovanni Conzo, i militari hanno arrestato 17 persone (7 in carcere e 10 ai domiciliari) ritenute appartenenti a una banda di truffatori che prendeva di mira soprattutto anziani deboli, alcuni affetti da patologie anche molto invalidanti. Circa 80 le truffe messe a segno solo negli ultimi 6 mesi nelle province di Roma, Latina, Viterbo e Napoli. Leggendo le intercettazioni emerge la particolare crudeltà dei componenti della banda, privi di qualsiasi scrupolo nell'organizzare e mettere a segno le truffe ai danni di persone deboli e indifese. Erano anche molto abili visto che, secondo una stima, erano capaci di incassare cospicui guadagni illeciti: ogni giorno, infatti, riuscivano a impossessarsi con i loro raggiri tra i 50mila e i 70mila euro e in una settimana rubavano alle vittime anche oltre un chilogrammo di oro.

Il campionario delle truffe era ampio e tristemente fantasioso. C'era il trucco del pacco postale, dell'incidente stradale e del verbale di contravvenzione da pagare immediatamente. Ognuno aveva un ruolo ben preciso e i carabinieri hanno anche sequestrato 8 "copioni" scritti per evitare errori: ognuno doveva dire esattamente quelle parole per riuscire a convincere il proprio interlocutore, per poi ripulirlo.

Uno degli arrestati, formalmente disoccupato, andava in giro con al polso un orologio da 80mila euro.

Un altro membro della banda, mentre viene intercettato, spiega al suo interlocutore che il periodo pasquale è particolarmente adatto per le truffe visto che il Sabato Santo dell'anno precedente era riuscito a guadagnare addirittura 30mila euro. Le intercettazioni consentono anche di scoprire che la banda dispone di una cassa comune chiamata «carosiello», che in napoletano significa appunto "salvadanaio". Il gip di Roma, in relazione alla posizione di alcuni indagati, si è dichiarato incompetente e ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Capitale affinché le inoltri agli ufficio inquirenti di Viterbo, Napoli, Latina e Velletri. Ognuno potrà poi procedere con gli stralci delle indagini.

PAROLE PREPARATE

I copioni erano dei veri manuali per dire esattamente ciò che serviva, nei tempi giusti. «Suo figlio sta bene, non si è fatto un graffio», oppure più drammaticamente: «Stanno operando suo nipote alla colonna vertebrale ma è risultato sprovvisto di assicurazione». Dopo questo primo contatto telefonico, l'organizzazione passava all'incasso, la fase 2 della truffa. Un complice si recava a casa delle vittime per ottenere il saldo del debito, oppure riusciva a entrare in casa per rubare. In alcuni casi si fingevano dipendenti delle Poste che dovevano contare i soldi.

Spesso solo dopo molte ore le vittime, riuscendo a parlare con i familiari citati dal telefonista, si rendevano conto di essere state truffate. Nella centrale operativa di Napoli sono state trovate, oltre che denaro in contante (circa 40mila euro), centinaia di schede telefoniche e decine di cellulari, ma anche i gioielli provento dell'attività illecita. Il capo della banda forniva anche indicazioni giuridiche per evitare pene eccessive coordinando addirittura gli interventi legali a favore dei complici.

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