Latina, la cricca di via Ariosto: “vendevano” finanziamenti a cattivi pagatori e precari falsificando la documentazione

Giovedì 29 Ottobre 2020 di Barbara Savodini

Individuavano potenziali clienti tramite le rete di contatti costruita sul posto di lavoro, clonavano stemmi di enti pubblici per una perfetta contraffazione dei certificati e seguivano le pratiche con l’allettante formula del “tutto compreso”: un’occasione troppo appetibile per non essere colta quella offerta dal sodalizio criminale ad una vasta platea di emarginati dal sistema creditizio. Cattivi pagatori, precari, partite Iva, part time a tempo determinato: il gruppo di professionisti col doppio lavoro offriva una concreta possibilità di riscatto alla gente comune, ben felice di comprare un certificato falso che appariva meno “sporco” se acquistato in un baluardo di legalità come la Procura della Repubblica di Latina. È lì, del resto, che Francesco Santangelo concludeva gli affari importanti e, talvolta, incassava il denaro.

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Gli esclusi dal circuito dei prestiti venivano facilmente intercettati da chi aveva accesso a lunghe liste di nominativi, ripuliti e messi nelle condizioni di ottenere il denaro di cui avevano bisogno in cambio di somme che si aggiravano tra i 750 euro e i 2.500 euro. Ristrutturazioni, auto, acquisto di immobili: i progetti irrealizzabili dei comuni mortali prendevano forma grazie alla cricca di via Ariosto a Latina (strada in cui aveva sede l’agenzia segreta), a un passo dal Parco Falcone e Borsellino. Ad Andrea Di Barbora, Giorgio Vidali e Marco Capoccetta, tutti operanti nel settore finanziario presso Fiditalia, bastava “calare la rete” per fare il pieno di piccoli pesci bisognosi di liquidità. Nella sede operativa dove puntualmente la mente della gang parcheggiava il suo Scarabeo Piaggio era così nata una vera e propria agenzia abusiva di mediatori creditizi, un club magico in grado di bypassare con il trucco e l’inganno qualunque requisito mancante: un sogno ad occhi aperti per chi aveva bisogno di saldare un debito o acquistare una nuova auto ma non aveva le garanzie di un posso fisso.
Fondamentale anche il ruolo di Marco Scarselletti, esperto informatico ed abile contraffattore di buste paga e documenti digitalizzati.

A ideare la tecnica di ripulitura, però, era stato Santangelo come raccontato dallo stesso al figlio di un’indagata nel corso di una conversazione intercettata tramite una cimice piazzata nella sua Citroen C3. «Prima di prendere i finanziamenti vengono da me, perché, c’hanno qualche cavolo, non so hanno pagato in ritardo, pagato male, stanno in sofferenza... ecco, allora io gli faccio i provvedimenti di... di... insomma, li ripulisco e poi possono andare a chiedere i finanziamenti. C’è un sistema, si chiama SCIPAFI. La finanziaria entra dentro e vede tutto, cioè è una banca dati creditizia. Se hai sgarrato di dieci giorni manco un bicchiere d’acqua ti danno». Alla fine del viaggio, insomma, Santangelo spiega nel dettaglio all’amico come cancellare la “macchia creditizia”. «È un lavoro che mi incanta – conclude Santangelo orgoglioso – e vuoi sapere il perché? Perché mi fa fare un sacco di soldi».

Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre, 11:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA