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Trent'anni al killer di Sabaudia: condanna per Daniele Cestra

Trent'anni al killer di Sabaudia: condanna per Daniele Cestra
di Elena Ganelli
3 Minuti di Lettura
Martedì 14 Giugno 2022, 11:48

Trenta anni di carcere. Questa la sentenza emessa ieri pomeriggio dalla Corte di assise di Frosinone nei confronti di Daniele Cestra, l'uomo di Sabaudia accusato di avere ucciso due detenuti della casa circondariale ciociara. La giuria però lo ha ritenuto responsabile soltanto di una dei due omicidi mentre per l'altro lo ha assolto. Il verdetto è arrivato dopo circa due ore e mezzo di camera di consiglio e ha accolto solo in parte la richiesta formulata nella scorsa udienza dal rappresentante dell'accusa, il pubblico ministero Vittorio Misiti, che aveva sollecitato una condanna all'ergastolo per duplice omicidio aggravato dalla recidiva.

In un primo momento i due decessi erano stati considerati come suicidi ma ad un certo punto, in seguito alle dichiarazioni di un altro detenuto, era stata aperta un'inchiesta a carico del 54enne che nel carcere ciociaro sta scontando un'altra condanna a 18 anni per avere ucciso un'anziana nella sua abitazione a San Felice Circeo durante una rapina a dicembre 2013. La prima morte era stata quella di Pietropaolo Bassi, trovato impiccato nella sua cella il 24 marzo 2015 e deceduto un paio di settimane dopo; la seconda quella di Peppino Mari, morto anche lui in cella il 17 agosto 2016. Secondo gli accertamenti entrambi i detenuti si erano tolti la vita poi un detenuto aveva riferito che Cestra si era dichiarato responsabile di entrambe le morti. «Tanto ne ho ammazzati tre e faccio anche questo che è il quarto» era stata la frase che aveva dato il via all'inchiesta.
I consulenti della Procura di Frosinone al termine di una serie di accertamenti medico-legali erano arrivati ad escludere l'ipotesi del suicidio: per quanto riguarda il 60enne Pietropaolo Bassi, era stato trovato impiccato nella sua cella ma i piedi toccavano terra mentre sul corpo di Mari erano state riscontrate lesioni craniche e un gravissimo trauma toracico come se qualcuno lo avesse aggredito e schiacciato con il proprio peso mentre era steso a terra. Elementi incompatibili con la presunta morte per impiccagione anche perché la vittima aveva 74 anni e camminava utilizzando le stampelle.

Ieri l'ultima udienza del processo davanti alla Corte di assise presieduta da Francesco Mancini che ha ascoltato le arringhe dei difensori: gli avvocati Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone hanno chiesto per l'imputato l'assoluzione da entrambi gli omicidi per non avere commesso il fatto sostenendo la tesi del suicidio e sottolineando che non esistevano elementi per ricondurre quelle morti a Cestra. Il 54enne non sarebbe stato con le vittime al momento della morte. L'accusa aveva invece chiesto l'ergastolo e due anni di isolamento diurno. A conclusione della camera di consiglio è arrivata una sentenza di condanna a trenta anni di reclusione per il solo omicidio di Mari con l'aggravante della recidiva per il precedente e l'assoluzione per la morte di Bassi. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni ma la difesa ha già preannunciato che farà ricorso in appello.

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