Trasfusa per un incidente in motorino, contrae l'epatite C: risarcita dopo 35 anni

Mercoledì 12 Febbraio 2020 di Giovanni Del Giaccio
Sono trascorsi 35 anni da quell'incidente, 23 da quando si è accorta di avere  l'epatite C per le trasfusioni che le hanno salvato la vita da un lato ma glie l'hanno rovinata dall'altro.  Ieri il  Tribunale di Latina ha condannato il Ministero della Salute: 220mila euro circa di arretrati e un assegno di 800 euro al mese  come indennizzo previsto dalla legge   210/1992 in favore dei soggetti danneggiati da trasfusioni di sangue.

La donna, oggi 50enne, aveva solo 15 anni quando nel 1985, a seguito di un gravissimo incidente stradale in motorino, aveva rischiato la vita. Trasportata in emergenza al Goretti di Latina aveva scampato il pericolo ma tra le cure le vennero anche somministrate alcune sacche di sangue infetto dal virus Hcv responsabile dell'epatite C.

Quando, a 27 anni, nel 1997 scoprì di essere stata contagiata, la donna nel pieno della sua giovinezza e alla fine dei postumi dell'incidente, cadde in una profonda depressione.

«Pensava - dice l'avvocato Renato Mattarelli che ha assistito la donna - di essersi messa alle spalle i mesi della lunga convalescenza e gli anni di recupero delle funzioni vitali, danneggiate dall'incidente, e invece  si apriva un nuovo e ancora più gravoso dramma personale: quello di convivere per tutta la vita con un virus letale, contagioso ed invalidante».

Nel 1998 la richiesta, inutile, di avere l'indennizzo mensile previsto dalla legge. Per la Commissione medica  incaricata di valutare la domanda della donna pontina non ci sarebbe stato il nesso causale fra le trasfusioni del "Goretti"  e il contagio. La sentenza, invece, non lascia spazio a dubbi, accogliendo   il ricorso dell'avvocato   Mattarelli  - specializzato in questo settore - a cui nel 2015 la donna si era rivolta.

Il giudice  Simona Marotta  scrive nella sentenza : «Dalla relazione peritale   acquisita al presente giudizio risulta accertato con “ elevata probabilità scientifica l’esistenza del nesso causale tra le procedure di emotrasfusione nel corso del ricovero presso il nosocomio di Latina e l’infezione da Hcv diagnosticata a distanza di 26 anni da tali procedure anche in virtù delle caratteristiche intrinseche del virus da Hcv ”. Risulta pertanto accertato che l’epatopatia da Hcv, per la sua condizione di cronicità, ha comportato alla ricorrente danni irreversibili a livello epatico e che dalla stessa è derivata una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica della periziata..».

Quello dell'epatite, infatti, è un virus silente che può manifestarsi anche 30 anni dopo il contagio e va considerato che fino all'inizio degli anni '90 i controlli sulle trasfusioni non erano stringenti. Da tempo, invece, come sottolinea il centro nazionale sangue non si registrano infezioni dovute alle trasfusioni

L'avvocato Mattarelli - che assiste la donna anche in un ulteriore processo a Roma per il risarcimento integrale dei danni -  è in attesa anche della sentenza del Tribunale capitolino a cui è stato richiesto la condanna del Ministero della Salute per non aver vigilato sull'attività trasfusionale dell'ospedale Santa Maria Goretti di Latina © RIPRODUZIONE RISERVATA

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