Uccise le due figlie e si suicidò, indagati i medici che autorizzarono il porto d'armi per il carabiniere Capasso

Uccise le due figlie e si suicidò, indagati i medici che autorizzarono il porto d'armi per il carabiniere Capasso
di Marco Cusumano
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Martedì 4 Maggio 2021, 16:38

Non è ancora chiuso il caso delle sorelline di Cisterna uccise dal padre carabiniere, Luigi Capasso, che si è poi suicidato. La Procura di Latina vuole capire se ci sono delle responsabilità dietro il via libera al possesso della pistola d’ordinanza con la quale Capasso ha compiuto la strage familiare, il 28 febbraio 2018, tentando anche di uccidere la mamma delle bambine, Antonietta Gargiulo, unica superstite.

La pericolosità e il disagio di Capasso erano noti. La separazione burrascosa con la moglie aveva terrorizzato anche le figlie, Alessia e Martina (13 e 7 anni), che avevano paura di incontrarlo. La moglie era stata già aggredita una volta dall’appuntato dei carabinieri che soffriva di depressione, così come certificato dal medico.

Cosa altro doveva accadere per togliere la pistola a Capasso? Ci sono dei responsabili per il mancato intervento che forse avrebbe potuto salvare la vita a due bambine innocenti? La Procura di Latina vuole rispondere a queste domande e per approfondire le indagini il sostituto procuratore Giuseppe Bontempo e il procuratore aggiunto Carlo Lasperanza hanno affidato una perizia al medico legale Maria Cristina Setacci, già depositata da tempo.

L’obiettivo è valutare l’operato dei medici che diedero il via libera all’idoneità al servizio di Capasso e al possesso dell’arma con la quale uccise le figlie prima di suicidarsi. Al vaglio della dottoressa Setacci, affiancata da uno psichiatra e da una psicologa, tutti i passaggi che hanno portato i medici (compreso il medico di famiglia che assisteva Capasso) a dare parere positivo nonostante il quadro generale e i precedenti episodi di violenza, sia verbale che fisica, la depressione e gli scatti di ira che avevano caratterizzato i mesi precedenti.

LA LETTERA ALL'AMANTE

Un delitto rimandato almeno due volte, come scrive lo stesso Capasso in una delle lettere lasciate nell’abitazione. La missiva, indirizzata all’amante del carabiniere, non lascia molti dubbi: fu lei a convincerlo a non compiere gli omicidi previsti il 9 e il 14 febbraio. In quei due giorni le parole della donna convinsero Capasso a mettere da parte il suo folle piano, ma non fu così il 28 febbraio quando, all’alba, il carabiniere si appostò sotto l’abitazione della ex moglie, colpendo prima lei e poi le figlie di 7 e 13 anni. Ora per quell’orribile bagno di sangue innocente ci sono due indagati che, seppur indirettamente, potrebbero aver favorito il folle piano omicida, consentendo al militare di avere la pistola.

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