La storia di Joban, tredicesimo bracciante indiano che si suicida a Sabaudia

La storia di Joban, tredicesimo bracciante indiano che si suicida a Sabaudia
di Ebe Pierini
2 Minuti di Lettura
Venerdì 12 Giugno 2020, 08:25 - Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 23:58

Durante la pausa pranzo si sedeva a terra, nella serra di ortaggi che raccoglieva per ore, per pochi euro, anche la domenica. Mangiava pane e ceci e il suo cuore era gonfio di disperazione, incertezza e nostalgia di casa. Sabato ha preso una corda e si è impiccato a una scala a chiocciola in un appartamento del residence Bella Farnia Mare, vicino Sabaudia, che condivideva con dei connazionali. Sono stati loro a ritrovarlo al rientro. Per Joban Singh, bracciante indiano di 25 anni, non c'è stato nulla da fare. Era giunto in Italia circa 3 anni fa e da 9 mesi era irregolare, non aveva potuto rinnovare il permesso di soggiorno. «Si ritrovò a lavorare come uno schiavo in alcune aziende agricole pontine, sotto diversi padroni italiani e caporali indiani, ricevendo un salario che non superava i 500 euro mensili spiega il sociologo Marco Omizzolo che ha raccontato la storia di Joban in un suo articolo sul Manifesto - Poi la notizia della regolarizzazione e con essa la possibilità di liberarsi dalle catene del caporalato. Per questo si reca ripetutamente da vari padroni italiani per domandare di essere regolarizzato. Tutto inutile». La regolarizzazione gli viene negata e lo raggiunge la notizia della morte del padre. Vorrebbe riabbracciare la madre e le sorelle in India ma non è riuscito a vedere la luce in fondo al tunnel. Si è confidato con alcuni amici e con i capi della comunità indiana. Alla fine ha deciso di togliersi la vita. «Come Joban, altri 13 braccianti indiani negli ultimi tre anni hanno deciso di suicidarsi prosegue Omizzolo - Alcuni di loro, ridotti in schiavitù ed emarginati, si sono impiccati nelle serre del padrone, unica forma possibile di denuncia loro rimasta». Intanto la salma del povero Joban è tornata nel Punjab dalla madre e dalla sorella.
E.Pie.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA