FONDI

Sotto protezione la bambina violentata a Fondi dopo l'allarme dei medici

Martedì 27 Ottobre 2020 di Barbara Savodini
Il carcere di Rieti in cui si trovano le tre persone arrestate perché accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una 12enne

Mentre nella comunità indiana la decisione di una famiglia di denunciare altri connazionali è stata percepita come un grande disonore che si ripercuote sul popoloso gruppo di residenti a Fondi, per le donne di tutte le nazionalità e religioni la signora che si è recata in commissariato per tutelare la figlia 12enne violentata durante la zona rossa è ormai un'eroina: una donna coraggio nonché un simbolo di emancipazione la cui storia sta facendo il giro del mondo.

La nota della Questura di Latina è stata tradotta in urdu e in inglese e, dopo aver avuto grande attenzione sulle reti nazionali italiane, è passata di emittente in emittente, dalla Gran Bretagna all'India.

Tre figli, di cui due piccoli, mille sacrifici per integrarsi in una società e in una cultura così diverse da quella di origine e la consapevolezza che una denuncia, in una città in cui si conoscono tutti come Fondi, avrebbe potuto mettere la famiglia in serie difficoltà non hanno fermato la donna, determinata a far valere i diritti della figlia violentata.

La giovanissima ora si trova in una casa famiglia, in un ambiente protetto offerto da uno Stato in cui, come spiegato in una nota dai medici che hanno in cura la piccola, «non è possibile violare impunemente donne e bambini».

«In considerazione della situazione delicata - fanno sapere i medici che hanno in cura la piccola in una nota - si è reso necessario allontanare la ragazza da Fondi, ritenuta colpevole di quanto accaduto dalla comunità di appartenenza».

Tantissime le donne di Fondi che, subito dopo la notizia della violenza di gruppo durante la zona rossa, hanno espresso solidarietà alla piccola e alla sua famiglia. Lo stesso, però, non è accaduto tra i connazionali che hanno invece giudicato la denuncia un grande disonore per l'intera comunità.

Mentre mamma, papà e gli altri due figli sono addirittura in procinto di lasciare la città, nella comunità indiana è partita una raccolta fondi per aiutare i tre ragazzi di 26, 27 e 31 anni, ancora in attesa del permesso di soggiorno e in carcere perché accusati di violenza sessuale di gruppo.

I tre, attualmente, si trovano ristretti presso la casa circondariale di Rieti dato che, la nuova distribuzione dei detenuti finalizzata a prevenire epidemie e contagi, ha ridotto ulteriormente i posti disponibili in via Aspromonte a Latina. Dopo aver ascoltato i tre fermati, il gip Giuseppe Molfese, intanto, ha convalidato i fermi ed emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. 

«Auspichiamo che quanto accaduto - conclude la nota dei medici - sia un segnale da una parte per altre donne meno coraggiose, dall'altra per gli uomini affinché capiscano che in Italia non è possibile violare donne e bambini e rimanere impunti». Se i tre siano innocenti o colpevoli, insomma, non spetta alla comunità indiana deciderlo ma alla magistratura dello Stato in cui attualmente si trovano.

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